VIAGGIO IN INDIA

VIAGGIO IN INDIA
Sono ormai passati quasi quattro anni dal mio ultimo viaggio in Sud America, inizio a sentire il bisogno di sgranchirmi le gambe le ossa e tutto quello che concerne il mio corpo, principalmente la testa ha la necessità di qualcosa di diverso che solo un viaggio a lungo termine sa dare!!
Anche se non del tutto deciso, sto puntando ad andare nel sub continente Indiano e lasciandomi per un altro viaggio quello che era il mio appuntamento ormai consolidato col Sud AMERICA.
Non ho la più pallida idea da dove iniziare,  sporadicamente faccio qualche ricerca su quello che potrei vedere in India, aiutandomi col santone della rete Google e flikr per visualizzare qualche foto cosi da iniziare ad imbastire un percorso di viaggio.
Oltre il piano, dovrei pensare al visto, non ne ho mai chiesto, non so proprio da dove iniziare, scruto qualche sito ma le informazioni non sono dettagliatamente definite e corrette, tanto da lasciarmi desistere più di una volta.
Il tempo passa, la testa inizia ad aver bisogno di quell’ossigeno che la mia terra non riesce più a darmi, ma la pigrizia e la poca informazione non mi da quello sprint per organizzarmi e iniziare ad inoltrare la domanda di visto all’ambasciata indiana a Roma.
Inizio ad impegnarmi un po di più, cerco qua e la in rete, ma nei forum certe informazioni vanno perdendosi con richieste fuori tema, portando quello che dovrebbero essere poche righe ad essere pagine e pagine di informazioni un po ingarbugliate e poco dettagliate, tanto da portarmi a chiamare il consolato indiano a Roma.
A rispondermi è un indiano il suo italiano non è dei migliori, ma riesce comunque a darmi ciò che volevo sapere.
Inizialmente ho bisogno di:
Passaporto originale valido almeno sei mesi.
Copia carta identità
Una fototessera
Modulo compilato e firmato
Copia del passaporto, ma se non la si manda l’agenzia che inoltrerà la pratica farà la fotocopia.

Per compilare il modulo online dovete entrare sul sito:
https://indianvisaonline.gov.in/visa/index.html

Cliccando sulla prima voce, regular visa application vi porterà alla pagina cosi da iniziare la compilazione on-line.
Il modulo è in inglese, ma per chi come me non è avvezzo alla lingua inglese in rete si trovano vari fac simile cosi da aiutare nella compilazione del form.
Sono 5 pagine da compilare, quello che consiglio è di fare molta attenzione a non dimenticare nulla proprio per evitare di doverlo ricompilare, peggio ancora inoltrarlo e vedersi il visto respinto.
Io l’ho compilato tre volte per i problemi che ora andrò a descrivere.
Fare attenzione in determinati campi, intanto mi preme dire che questo form ha una validità di 1 mese quindi per chi si appresta a farlo mesi prima è preferibile tenere in considerazione questa regola.
Diversamente si rischia che il visto venga respinto.
Praticamente il form una volta compilato viene salvato nei database del l’ambasciata, ma la richiesta di visto vera e propria dev’essere poi spedita anche cartacea, se questo non avviene la domanda di visto non è praticamente valida perché incompleta.
Torniamo al form, lo stesso ha delle richieste che vanno dell’incredibile, ma se si presta attenzione vi accorgerete che è una cavolata.
Quello che dovete fare attenzione è nel descrivere la vostra occupazione, in india non vogliono persone scomode, quindi se lavorate in esercito o come giornalisti è preferibile scrivere che affittate appartamenti, perché ho sentito in rete che per questo il visto è stato respinto…
Se vi è gia stato respinto una volta evitate di scriverlo nel form..
Evitate di scrivere che siete disoccupati a molti hanno chiesto l’estratto conto, quindi come vi ho gia consigliato scrivete che affittate appartamenti.
Referenti   in India, ovviamente non conoscendo nessuno la cosa più facile da fare è scrivere l’indirizzo di un hotel, consapevoli che magari non ci metterete piede..
Referenti in Italia, potete mettere l’indirizzo di un familiare o di un amico.
Scrivete nome e cognome via tel, ecc.
Prestate attenzione nel descrivere che non avete nonni Pakistani e che non siete mai andati nei paesi sarc.
Nell’ultima fase dovrete allegare una fototessera, dovrà essere della misura di 5×5 e la stessa dovrà essere spedita con la documentazione cartacea.
Io ho fatto richiesta di un visto di sei mesi, con ingressi multipli, ma sappiate che il conto alla rovescia inizia da quando il visto viene accettato in ambasciata.
Ora è il momento di salvare il form in formato pdf, stamparlo non è necessario stamparlo a colori come molti dicono in rete, io l’ho stampato in bianco e nero e il visto è stato accettato regolarmente.
Una volta stampato il file e allegato la documentazione sopra citata  dovrete fare riferimento ad un agenzia che vi inoltri la pratica, per chi abita nel nord Italia dovrete fare riferimento all’ambasciata indiana a Milano, mentre quelli del sud Italia isole comprese all’ambasciata indiana a Roma.
Qui c’è chi sostiene che in quella di Milano si può portare di persona la documentazione e andare a ritirarla qualche giorno dopo..
Mentre in quella di Roma bisogna fare riferimento ad un agenzia che ovviamente per il proprio operato vi chiederà la parcella.
Io venendo dalla Sardegna, ho fatto riferimento all’agenzia:

NAMASKAR SRL
Via XX Settembre, 119/120, Roma
Tel 06 488 1747
namaskar.roma@gmail.com
www.vistoindia.com

Sono stati veloci, precisi e competenti e non esosi come altre agenzie.
Il costo del visto è di;
53,00€
20,00€ la parcella dell’agenzia
20,00€ il costo del corriere di sola restituzione
Ovviamente il Corriere per spedire la documentazione a Roma

IL costo della fototessera.
Questo è quello che concerne la richiesta di visto.
Prima di acquistare il biglietto è preferibile avere la certezza che il visto venga accettato.
Il mio visto è pronto, solo ora ho acquistato il biglietto con la compagnia Kwuait airways 660€ da Roma a cui ho aggiunto 180€ per l’assicurazione privata che copre l’intera durata del visto e il biglietto per arrivare a Roma.
Solo ora mi sono veramente impegnato per imbastire il piano di viaggio che dovrei seguire..

25-10-2016 PARTENZA A DELHI INDIA

Preparo lo zaino, lo stesso che per anni mi ha accompagnato in giro per il sud America e non solo, poche sono le cose che metto dentro, ma a quello che non posso rinunciare sono il neetbook, per aggiornare il sito e scaricare le foto e ovviamente la macchina fotografica che ha un suo peso..
Partenza alle 4:15 dove prenderò il volo per Roma, a Roma ho largo anticipo dove cazzeggio e nel mentre faccio da San maritano a un ragazzo con grosse difficoltà, dopo scopro che è indiano di rientro a casa..
Il ceck-in con questi Indiani Bangalesi, Filippini è un delirio non si vede altro che loro travasando  peso da una valigia all’altra..
Sono ormai in viaggio con la Kwait Airways il volo sino in Kwait devo dire che è stato perfetto, personale super cordiali, cibo buono, una dose di famiglie, giovani, che fanno scalo come me in Kwait.
In Kwait  non posso dire che sia lo stesso, sembriamo deportati ebrei, c’è una guardia che non ha smesso di urlare un secondo, l’unica cosa che capivo di quello che diceva è fate una fila unica, ma questo l’ha ripetuto migliaia di volte, a volte non conoscere una lingua ti porta a distrarti…forse è stato un bene.
Inizia il calvario e per me un primo approccio col popolo Indiano che per magia l’ultimo si trova automaticamente primo saltando drasticamente la fila senza che nessuno reclami  “come diciamo noi nuoresi”  est fachende s’indianu.
Questo tipo di tattica la ho presto imparata anche io, quello che mi ha lasciato perplesso è la sola presenza di uomini rientrando in India, non si vede nessuna figura femminile..
Andiamo bene!!!
Quest’ultimo volo è stato pessimo, il mio sedile era sgangherato le molle mi entravano nella schiena, ma anche questo fa parte di un viaggio a retroso nel tempo..
Arrivo a Delhi, l’aeroporto è enorme, per le mie aspettative è ordinato e pulito, cammino con l’intento di capire se c’è una sezione doganale per gli stranieri per sbrigare cosi più velocemente la pratica di visto e timbro sul passaporto..
Camminando con indifferenza c’è sempre qualcun che lo capisce in anticipo, un signore grida qualcosa, mi giro e fa cenno di avvicinarmi, ovviamente io che non parlo inglese non ho capito minimamente quello che diceva, ma alla fine mi ha sbrigato la pratica di timbro e via a recuperare lo zaino..
Fa un caldo da morire, gli Indiani prendono il carrello bagagli e si incastrano praticamente al carrello trasportatore, non dando agli altri, me compreso di riuscire a vedere quando arrivava il mio zaino..
Passa un bel po di tempo e del mio zaino nemmeno l’ombra, ho pensato vedrai che questi me lo hanno perso, lo zaino non arriva, la massa sempre più fitta e incastrata, inizio seriamente a preoccuparmi, ma magicamente riesco a vedere lo zaino che in pochi secondi è nelle mie mani..
Un attera cosa est fatta!!
Una altra cosa da fare è quello di cambiare qualche eurozzo, per poi utilizzare i mezzi pubblici.
Come tutti sappiamo in aeroporto il cambio non favorevole, ma non avendo rupie non mi resta che cambiarli, chiedendo e tentando di farmi capire di darmi banconote di piccola taglia..
Esco dall’aeroporto, un qualcosa di immenso, ma decoroso, precedentemente avevo un po studiato come arrivare nella zona Paharganj, una zona economica per zingari spiantati come me..
Le possibilità sono diverse, prendere un taxi pre paid col rischio delle fregature che affligge da diverso tempo New Delhi nei confronti di turisti sfortunati, quello di prendere il taxi e sentirsi dire che la strada è chiusa che è impossibile arrivarci, che l’hotel non esiste piu, mille scuse portando poi i turisti dove vuole il taxista e cosi ottenere la sua parcella..
Invece io che sono povero, ho optato dall’inizio ad avere un volo che arrivasse la mattina, cosi da utilizzare i mezzi pubblici..
Infatti esco dall’aeroporto e seguo le indicazioni che mi portano alla metro express facilissimo da trovare, avevo scaricato una mappa della metro di delhi cosi per facilitarmi le cose..
La metrò è un qualcosa di straordinario, di un igiene unico, puntualissima, direi proprio che le cose vanno a meraviglia, acquisto il biglietto con  60 rupie circa 0,85€ contro i 7-8€ che avrei speso col taxi prepaid..
Sempre con il mio pessimo inglese chiedo informazioni per capire da quale piattaforma parte e in un batter d’occhio mi trovo dentro, vagone vuoto, pulito con aria condizionata, in circa 25 minuti arrivo alla fermata finale New Delhi.
Ora inizia il bello, esco dalla metrò e assaporo quello che dev’essere l’India che cercavo, l’India che tutti parlano, nemmeno messo piede fuori dalla stazione subito i procacciatori di rupie che mi assalgono chiedendo dove vado, ma con essere deciso e cordiale mi sposto per trovarne di meno invadenti.
La strada nonostante l’ora mattutina è gia un calvario di persone, auto taxi, moto taxi, tuk tuk , risciò, tutti che suonano, tutti che gridano, marciapiedi e angoli di strada strapieni di gente che vende qualcosa, dal cibo che impregna le strade, da vampate di piscio che si innalzano nei luoghi più remoti, il passeggiare delle vacche che danno colore a quello che lo smog tenta di nascondere.
Prendo un un tuk tuk che tentando di barattare dovrebbe portarmi a Paharganj che sta proprio di lato, ma con zainone in spalla senza sapere dove passare ho optato per una soluzione motorizzata…
Mi trovo seduto e il tuk tuk non parte, quello che dicono è incomprensibile, se la ridacchinano, mi sento preso per il culo, ma deficiente non sono proprio e di gente cosi in giro per il mondo ne ho visti tanti,  con maestria, mi riprendo lo zaino avanzo e salgo subito su un altro risciò che mi porta in un alloggio che mi aveva consigliato un amico brasiliano..
400 Rupie a notte con bagno in camera, non è il massimo, ma poi girando senza il peso dello zaino vedo che c’è il pienone e che cosi economici c’è ben poco..
Sono talmente stanco che crollo in un sonno per almeno due ore..
Decido di uscire senza saper dove metter piede, ma il mio fiuto mi porta in una zona vicino alla station Delhi, dove c’è di tutto, gente che lavora in terra come se fosse un officina autorizzata, sicuramente molti vivono in queste soluzioni disastrose fatiscenti, non mancano mai le vacche e i vitelli in giro per le vie piene di mezzi, i tuk tuk risciò la fanno da padroni in queste strade affollate, con i loro clacson che tanto mi ricordano il Perù, anche li suonavano sempre.
Bancarelle e baracche di ogni genere, colori odori e puzze varie impregnano quella calca di gente che nella povertà estrema non mi hanno dato modo di sentirmi osservato e in pericolo..
Anzi, mi sento meno assillato che a Paharganj che tutti si sentono in dovere di avvicinarsi e affibbiarti qualcosa, ma a volte la fortuna di non capire niente aiuta per scrollarmeli di dosso, avendo sempre la massima cordialità, per evitare brutti momenti..
Non ho con me la macchina fotografica, ero giusto in uscita per capire il dafarsi, ma la gente è sorridente e cordiale, con il cell faccio qualche foto raramente le persone mi dicono che non vogliono essere fotografate, ma io per evitare chiedo sempre prima di scattare..
Il primo impatto mi piace, mi piace la calca di gente, mi piace camminare riuscendo ad estraniarmi in un luogo cosi lontano, cosi diverso, cosi fuori da ogni cosa paragonata al normale, a differenza di altri viaggiatori che scappano da questa bolgia, forse spaventati dal quel disordine, da una sporcizia fuori dal comune, da quegli odori coperti da vera puzza, dai clacson che non cessano mai nemmeno per un secondo,  dai mercati affollatissimi di persone di ogni età il tutto visto in una giornata in solitaria, questo poco mi è bastato per capire cosa molti intendevano per India..

Gironzolo tantissimo a piedi e con l’aiuto di qualche economico tuk tuk per spostarmi.
Ogni scatto è una cartolina che sprigiona emozioni, da molti scatti si capisce qual è il clima tra l’immensa folla che riempie ogni angolo di strada, viuzze, lunghe strade strapiene di tutto e di più, dall’impensabile all’introvabile, qui si trova di tutto.
Le ore peggiori si crea una calca di gente, tuk tuk, risciò, auto e moto taxi, senza che nessuno abbia un minimo di regole, anzi forse la regola principale è: chi fa prima si immette in strada, col rischio di perdere la vita..
Ma per il momento non ho assistito a nessun incidente.
La strada è vita, tutto si fa in strada…
Hai un attività, qui le attività nascono attaccate alle pareti di una lunga strada come in una viuzza, ho visto barbieri appendere una mensola e uno specchio in una parete di cemento una semplice sedia ed esercitare come nel miglior salone di bellezza..
Che dire dei meccanici carrozzieri e gommisti, nell’officina ci sta al massimo una persona quindi una stanza due per due, il resto dell’attività si fa fuori senza perdersi d’animo col pensiero di doversi sporcare la tuta, il tutto sempre in terra sempre inginocchiati, non so come facciano ma hanno le ossa snodate!!
Provate a pensare un attività, dove richiede attrezzi speciali, qui lo fanno con poco, pura manodopera, pochi colpi di martello, una saldatrice e una mola e il gioco è fatto!!
Le bancarelle del cibo, nascono in pochissimi minuti, noto in particolare un tipo che la mattina con poche cassette realizza il banco dove poggia un fornellone con un immenso padellone, con sicuramente il cibo gia pronto da casa, per tutta la mattina con maggior afflusso verso pranzo sforna migliaia di ciottolino in alluminio con la solita pietanza (nome improponibile) quando il tutto sta per terminare hai presenti regala le ultime cucchiaiate di pasto, che nel vederselo servire gratuitamente sembrano avvoltoi…
La cosa più strana che è posto proprio di lato a un pisciatoio, dove il tanfo di piscio ricopre quasi tutta l’area!!
Io mi chiedo, ma loro questo odore non lo sentono??
Saranno sempre i soliti perché a non avere risposte comprensibili..
La sera sempre nello stesso angolo, con più forma di imprenditorialità, si crea una vera cucina mobile con tanto di barbecue a carbone e svariati spiedini di pollo tentano di coprire l’odoraccio, ma questo pare non importi quasi a nessuno dei numerosi clienti!!

Di questo tipo di attività c’è ne in ogni angolo, ma il bello è comunque vedere la gente spensierata, il non mettersi nessun problema fa dimenticare a chi non è del posto certi episodi molto ortodossi J
Una cosa mi son chiesto spesso, Il signore nostro e quello di tutti ricordato in mille nomi, ha dato a questo popolo, la fortuna di essere buoni, essere tanti,  tantissimi ma non con la cattiveria di altri paesi, perché se cosi non fosse stato con la miseria e il malessere associato alla cattiveria qui sarebbe stato un grosso problema!!

Le persone pare siano di indole buona, gli uomini che sono il numero maggiore presenti in giro, sono comunque sorridenti, con occhi che raccontano mille esperienze, facendoci l’abitudine molti sono assillanti molto pesanti direi, ma una volta allontanati si riesce a convivere benissimo.
Che dire di quelli che hanno la mano pesante e rimangono sempre col clacson in funzione, e dei venditori di verdura nei mercati, che la sera sicuramente rientrano senza voce, persa nell’intento di vendere qualcosa, be stando qui riesci quasi a non sentirli più, la testa entra in una fase dove riesce ad estraniarsi senza nemmeno percepire più questi assordanti personaggi.

Le donne, poche in giro, rispetto agli uomini sono veramente poche, ve ne belle e brutte ovviamente, poche ricambiano un sorriso, sono molto distaccate non credo solo con il turista ma anche con i locali.
Raramente sorridono, quasi mai sono riuscito a fotografarle a differenza degli uomini che ti chiamano loro per fargli il servizio fotografico..
Ma credo che sia una questione di fiducia.

Tibetan Comunity.

Intanto decido di passare l’intera giornata nel quartiere Tibetano, Comunity Tibetan, una comunità di rifugiati tibetani che scappati dal proprio paese dopo invasione cinese hanno trovato rifugio in una zona offerta dallo stato indiano..
Sono sparsi un po in tutta l’India, qui c’è una piccola comunità con tanto di scuola per i bambini piccoli.
Prendo un tuk tuk 200 rupie e immerso in una bolgia di traffico e gente assordante, arrivo in quello che è un piccolo paradiso silenzioso che si distacca dal caos sembrando di essere in un nuovo paese!

Entro praticamente facendo una sopra elevata con dei mendicanti indiani, molti chiedono l’elemosina, altri vendono della verdura, quello che mi viene in mente è:
mi sa che non si discosta tanto da quello che l’intera Delhi offre, invece passata la sopra elevata con tanto di bandierine colorate tibetan e arrivo proprio nella porta della comunità.
In pochi passi capisco che la cultura è ben diversa, incontro diverse persone percorrendo delle viuzze strettissime, quasi due persone affiancate non ci stanno, i lineamenti sono da cinese, o almeno da orientali, è tutto silenziosissimo, le persone accennano un sorriso sia con le labbra che con gli occhi tutto delicatissimo, non si sente una mosca volare..
Cammino, il timore di quelle viuzze strette e buie scompare in pochi istanti, subito mi sento a mio agio, ho la macchina a vista spesso cordialmente chiedo se posso fare qualche scatto, la maggior parte acconsente con un cenno timido di curiosità.
Capisco subito  che la loro cultura è ben distinta da quella Indiana, intanto nonostante sia una comunità povera e piccola, non c’è immondizia, nessuno grida, quei pochi che mendicano sono indiani, c’è un santuario dove la gente prega, una piccola piazza dove giovani e vecchi bevono il caffè, molti negozi di artigianato nepalese e tibetano di una manifattura impressionante, gli stessi negozi sono puliti brillanti, spirano serietà e professionalità, a differenza di quel poco visto a delhi, qui la gente ama entrare al bar a bere seduto in poltrona poste in prossimità delle finestre, bevono the e caffè proprio come noi, fanno salotto parlano e si rilassano!!
Nella comunità c’è di tutto, è una vera e propria città (molto ridotta) agenzie di viaggio, abbigliamento, ristoranti, bar, il sarto e tutte quelle attività che portano la comunità ad andare avanti..
Molto interessante!!

Giro di alcuni templi della città di Delhi, di buon mattino (mica tanto) non devo timbrare il cartellino, da Paharganj arrivo alla metro di Rk Ashram Marg a piedi, dal mio alloggio sono 10 minuti se nessuno ti ferma proponendoti di accompagnarti in risciò o in tuk tuk, a parte le persone che sbucano dai pozzetti per venderti qualsiasi cosa, intanto entro acquisto il biglietto e prendendo la direzione Noida city centre attendo che arrivi..
La metrò è pulita, all’interno è condizionata scritte in indiano e alfabeto latino, all’inizio ho visto solo quelle indiane e il monitor non segnava niente, invece poi bastava guardare dall’uscita o entrata opposta e ho notato le scritte comprensibili..
Per sicurezza ho provato a chiedere informazioni se stavo prendendo la direzione giusta,  ma forse non capivano cosa stessi chiedendo (probabile) e molti facevano gli gnorri…
In pochissimo tempo, arrivo all’uscita Akshardham..
Subito assalito da proprietari di risciò e tuk tuk..
Faccio cenno di no, mi sposto alcuni metri e ne prendo uno sino al Tempio, visto la distanza da fare a piedi in stampelle 20 rupie equivalente a 0,27€  fanno comodo a loro a me salvano la giornata..
L’ingresso del tempio Akshardham è peggio di fare il ceck_in in aeroporto, cancelli e guardie, passerella uomini e donne distinti, prima fermata, cosa porti in borsa?
Fai vedere ok, sappi che non  puoi prendere con te ne cell ne macchina fotografica..
Ok, che peccato, ma pare che questa regola sia per molti templi, proseguo, arrivo praticamente dove dovrei lasciare il mio bagaglio, mi danno un foglio da compilare, piu complicato di quello che ho compilato in aeroporto da mostrare alla dogana pre timbro J proseguo ancora, faccio vedere nuovamente quello che ho nello zaino, lo prendono mi rilasciano una placca in alluminio col numero identificativo, prosego uomini a destra donne a sinistra, nuovamente guardie e metal detector, ho solamente il passaporto e soldi, ok può andare, caspiterina qui i terroristi devono entrare dal cielo, è praticamente impossibile che si riesca a portare qualcosa..
Finalmente dentro.
Primo impatto wow, un qualcosa di straordinario nonostante sia un tempio nuovo, la sua architettura rappresenta l’architettura antica indiana e le tradizioni portate avanti tra le sue mura, questo tempio rappresenta il patrimonio culturale e la spiritualità indiana.
Questo enorme tempio, è stato decorato con colonne elegantemente scolpite, le sue decorazioni includono elefanti di pietra e statue di figure di persone importanti della storia indiana.
Il tempio è realizzato in pietra rosa e marmo bianco.
Un qualcosa di incredibile.
Akshardham significa casa del Dio supremo.

Qui non ho possibilità di prendere la metrò, quindi baratto con un Pilota ndi tuk tuk, si dico pilata perché chi guida in questo paese deve avere fegato, e santi in paradiso.
A volte preferisco non guardare la strada perché è un infarto ad ogni secondo..

Ne fermo uno, quanto vuoi per portarmi al Humayun’s tom?
300 rupie, mi metto a ridere fai il serio su, qui se non si baratta si è fregati, lui 250, continuo a ridere scherzosamente e dico che è troppo è proseguo, lui mi segue dai fai 200, ok, nel mentre se ne avvicina un altro, quanto ti ha fatto??
Io no dimmi tu quanto mi fai, io 150 bene vengo con te, prima proponendo all’altro se mi faceva 150 andavo con lui..
Ma lui è rimasto col suo prezzo guadando accanito l’altro personaggio, che sghignazzava ridendo..
Giochi da ragazzi J
Intanto prima di arrivare all’ingresso osservo incantato persone in elefante in giro per strada, altri a cammello a passo spedito (forse dromedario) ma non ho visto il numero di gobbe!!
Che figata una giungla in metropoli!

L’ingresso que è a pagamento, 30rupie per gli indiani 500 per gli stranieri, che bella botta, col prezzo poi messo a vista per far avvelenare il sangue ai turisti.
Pago, almeno qui posso fare degli scatti..
Anche qui è un luogo di pace nella frenesia di Delhi, chi vuole stare sereno a leggere o semplicemente assentarsi ocn la mente questo è un altro luogo dove merita fare visita, solo al pensiero che all’interno non sbuca nessuno proponendoti qualcosa non ha prezzo, per non dire degli appassionati del clacson facile J
Che dire uno spettacolo, giardini curati, architettura dalle belle simmetrie, favolosa pare che sia un piccolo TajMahal, da non perdere per chi viene in India trascurando questa immensa città che tra le altre cose offre questa meraviglia.

La visita al tempio mi ha portato via parecchio tempo, sono affamato e disidratato, qui  all’interno non c’è nessun tipo di servizio.
Esco fuori, prendo dell’acqua e baratto per andare a Laxmi narayan temple, gia un impresa pronunciarlo, infatti la gente non m i capiva, meno male l’ho anche scritto su un foglio, ma anche cosi pare fosse incomprensibile, altra opzione foto nel cellulare J
Solita corsa al prezzo sino a trovare una soluzione buona 200 rupie sino all’altro tempio.
Anche qui ingresso gratuito ma niente foto al suo interno, ovviamente all’ingresso come la maggior parte dei templi bisogna entrare scalzi..
Poveri piedi!!
Per oggi stremato e affamato decido di lasciare la visita di altri due templi..

Di buon mattino decido di visitare i due templi, poi sicuramente andrò a chiedere informazioni sul biglietto per bikenar, sarà una bella impresa capire quello che diranno, ma la speranza è l’ultima a morire.
Lasciando per il momento l’idea del biglietto, prendo nella bolgia del main bazar un tuk tuk sino a Jama Masjid, solita forma chiedere, capire se l’interlocutore mi ha capito, e capire la sua risposta, a volte molto incerta, ma d’altronde anche le mie richieste saranno poco comprensibili, comunque baratto e con 100 rupie arrivo all’ingresso.
Pensavo mi stesse prendendo in giro, nell’ingresso è pieno di baracche chi cucina, chi, bo è talmente incasinato di gente, mendicanti, risciò che sembra siano in fuga da una guerra, mi assicuro sia veramente l’ingresso e salgo per delle scale.
Qui le scarpe le devo levare gia da fuori, subito gli accaniti che vogliono vegliare sulle mie scarpe gia sgangherate, sporche per aver percorso  km in strade del tutto curate, ma e chi si fida, lasciarle per poi non trovarle, preferisco metterle nello zaino ed entro all’interno del tempio.
300 rupie il costo del biglietto, con possibilità di scattare foto.
Non è curato come altri, nemmeno pulito come altri, nemmeno bello come altri, ma una cosa c’è di positivo che è pieno di gente che prega, dove sprigionano la loro fede, vestiti di ogni genere, ottimo luogo per scattare delle belle foto da custodire gelosamente dentro il mio hard_disk.
Non tutti si fanno fotografare, specialmente le donne, sono molto piu restie, ma riesco comunque a portare via delle belle immagini significative..
Degli addetti puliscono l interno del tempio con pompa, acqua e tira acqua, buttando praticamente la stessa dove tutti dovrebbero passare per entrare al tempio, proprio furbi questi indiani, praticamente la gente entra con i piedi bagnati sporcando nuovamente quello che è stato fatto.
Era cosi difficile capire che poteva essere fatto in ora di chiusura?
No qui non funziona cosi!!
Menzus colare chin sos pedese a modde in su locu gia nettu..
Anche in questo tempio ho bucato una paia di calze, alla fine resterò senza calze J

Lascio Jama Masjid, dallo stesso si vedere il Red Fort un altro tempio, dove presto mi accingerò ad andare..
Mi rimetto in strada, salto velocemente su un risciò, il tipo che pedala è stremato, magrissimo, spesso scendeva dallo stesso perche nel traffico ripartire era quasi impossibile, pensare di andare in risciò in questa via è stata da pazzi, col tipo che spesso si fermava ho rischiato che macchine e tuk tuk ci passassero sopra, ma forse con l’aiuto di qualcuno riuscirò ad arrivare all’ingresso del forte..
C’è gia un immensa fila, tiket 500 rupie, ingresso con possibilità di scattare fotografie, salto la fila la stampella fa il cuore tenero dei poliziotti, armati sino ai denti in varie postazioni, nemmeno ci fosse il tesoro di Moghul..
Gli spazi sono enormi, verde e alberi, le condizioni del forte sono abbastanza trascurate, con quello che costa entrare e con tutta la gente che ci mette piede doveva essere impeccabile, invece  ho trovato diverse strutture in stadio peccaminoso..
Se dovessi dare il mio parere sconsiglierei la visita!!

Mi rimetto in strada per recuperare un tuk tuk e rientrare a Paharganj, tutti non ci vogliono andare, non capisco il motivo, va be che è una bolgia, ma non penso sia questo il motivo.
Scarpino un bel po prima di trovare  un coraggioso che si immetta nella main bazar.
Baratto 150 rupie, si mette in strada, ma subito capisco che non è avvezzo alla zona paharganj, si ferma spesso a chiedere informazioni, e spesso si gira su di me per chiedere conferma..
Io me lo guardo e penso, ma che vuoi che ne sappia dove siamo, proseguiamo, e sempre la stessa storia, chiede informazioni forse a persone piu avvezze e intravedo la stazione metrò new delhi, voleva scaricarmi la all’uscita..
E no bello, questa è l’uscita io devo arrivare all’ingresso proprio nella main bazar, e nuovamente in marcia, chiede nuovamente informazioni, gli indicano la strada, mentre io noto il cartello paharganj indicare  svolta a sinistra, lui stava andando dritto, o cazzarola ma non lo vedi il cartello, incasinato nel traffico quasi lo linciano..
Dopo tanto penare arriviamo nella main bazar, spesso si volta a chiedermi conferma, io che sembro il navigatore in terra straniera do conferma col capo, sino a farmi lasciare a destinazione..
Ja t’est costau!!

Ora devo pensare al mio biglietto, sarà un bel casino!!
Scendo in stazione, New Delhi, una delle tante stazioni di Delhi, nel tragitto mi preparo qualche frase su come chiedere informazioni col mio inglese a livello 00.
Prima tappa, mi metto in fila, e tutti che tentano di passarmi, qui il senso della fila non esiste, ma quando con due colpi nelle spalle gli fai capire che non sei li per vendere popcorn capiscono che devo indietreggiare..
Ecco il mio turno, poche parole ben dirette, il tipo parla come se avesse una patata bollente, ma capisce che con la lingua non ha scampo, e preferisce indicarmi aprendo una porta dove devo andare per riservare e acquistare il biglietto.

Entro all’interno, scavalco gli sbirri salgo al piano superiore, tutti gli sportelli sono chiusi, bo penso, continuo a camminare ed ecco una porta aprirsi (International tourist bureau)
Prendo il biglietto numerato come se fossimo alle poste, chiedo info a un viaggiatore disperato peggio di me, e mi da due dritte, prendi quel foglio, compilalo…OK
Sembra facile, ecco il mio turno.
Personale difronte a me, seduto in poltrona che maneggia un computer che assomiglia al vecchio comodore 16 in basic..
Chiedo come posso un biglietto per Bikenar, lui maneggia il computer, chiedendomi informazioni, passaporto, aggiungi questa riga via di stampa..
Riepilogo:
Partenza domani 22:45 Ok
Stazioni di Delhi Sarai Rohilla, Ok anche se non so dove diamine sia, Ma penso la troverò..
Numero di poltrona…OK
Piattaforma..OK
Arrivo a Bikenar…Ok
Numero treno….OK
Ora posso andare???
Nemmeno fare un rogito per un immobile è stato cosi lungo..
Biglietto in tasca….via 435 rupie 13 ore di viaggio per circa 300km
Supersonico!!

Oggi giornata di cazzeggio in giro per la main bazar sino a quando in un rilassante pranzetto mi accorgo di aver sbagliato data nella compilazione di richiesta del biglietto per bikenar..
La partenza che doveva essere il 31 ottobre è prevista per il 1 novembre…
Cazzarola, non ho voglia di stare un’altra giornata qui, lo zaino è gia pronto, ho gia lasciato la stanza, devo rischiarmela..
Vado in stazione, salgo nell’ufficio (International tourist bureau) prendo il biglietto circa 60 persone prima di me, turisti e indiani..
E quando esco domani!!
Salto la fila con la scusa di chiedere solo un informazione, non so come ma ho rispolverato verbi parole preghiere indù, in un momento ho cercato anche il diwali per farmi capire, spiegando che l’errore è stato commesso in fase di digita tura che dovevo obbligatoriamente partire il 31 e on il 1, da uno sportello mi mandano in un angolo, parlo e spiego ad una persona competente, che a sua vola, mi fa andare in un altro angolo della stanza, parlo con una signora che non capiva una mazza, e ci credo altro che inglese il  mio è ostrogotto, con l’aiuto del traduttore chiedo che mi venga spostata la data se è possibile senza pagare penali, la prima risposta era dovrai pagare il 50% del biglietto..
E buona notte, tanto vale mi pago l’alloggio, citando nuovamente il diwali riesco ad ottenere un ulteriore sconto pagando per la sostituzione del biglietto 2€.
Pensate sia poco??
Con 2€ ci mangio!!
Ora devi fare la cancellazione del vecchio biglietto, che casino pare piu semplice se lo fatte voi, no?
No devi farla tu, ok!!
Nelle 60 persone in attesa vado alla ricerca di una penna, e con l’aiuto di un ukraino, faccio la cancellazione..
Ora devi fare richiesta di nuovo biglietto..OK
Qui sono esperto l’ho gia fatto, ma questa volta col calendario in mano..
Compilo il tutto nel mentre il mio biglietto numerato era gia passato, ma a faccia di culo come d’altronde gli indiani mi hanno insegnato, salto la fila..
Tutto come la scorsa volta, monitor, operatore, e via biglietto nuovo, partenza il 31 ottobre..
Prendo lo zaino in largo anticipo perche visto il traffico e l’ora, preferisco non correre il rischio di perdere il treno e visto che non ho idea di che dimensioni abbia la stazione, penso meglio prevenire che curare..
Tuk tuk, 150 rupie…e dai su
Fai 130, ok va bene, portami a Delhi Sarai Rohilla per non sbagliare me lo sono scritto anche in indiano..
Un po di traffico ma in 40 minuti circa sono in stazione, non è grande ma è affollata, non ci sono cartelli elettronici per capire il numero di piattaforma, l’autoparlante parla, gracchia, e con la scusa del festival diwali la gente esplode petardi, praticamente è impossibile capire nome della città e piattaforma di partenza..
Va be è ancora presto son 2 ore in anticipo, al momento giusto chiederò a qualcuno..
Nel mentre sono seduto in attesa passi l’ora,  ho vicino a me dei ragazzini credo siano fratelli, mangio dei dolcetti chiedo loro se vogliono gradire, ma con immenso imbarazzo dicono di no, nel mentre arriva tutta la famiglia, una generazione direi, e loro me li presentano, impossibile parlarci loro con l’inglese sono peggio di me, ora si che posso vantarmi di averne conosciuto peggiori, ma nell’insieme riusciamo a capirci!!
Sono curiosi e sorridenti, è una famiglia del Rajasthan, saranno almeno una decina o forse piu..
L’ora si avvicina, chiedo qual è la piattaforma per Bikenar in pochi minuti mi trovo difronte al treno per capire qual è la mia classe, chiedo aiuito, salgo sul treno, buoi, scuro da non vedersi nulla, ma qualcuno premunito ha la pila e cerchiamo il numero 57.
Eccolo!!
Un buncher di 2×2 con 6 letti, io sono nel letto basso che guardo al finestrino mentre il treno parte, si accendono le luci, sistemo lo zaino e aspetto la fine della città pare non avvenga mai, attraversando ponti, zone distrutte sporche e piene di baraccopoli, sino a non vedere piu una luce, sdraiarmi e dormire!!
Fa freddo, molti sono coperti e lasciano i finestrini aperti, io ho solo una felpa, abbraccio lo zaino che ho precedentemente legato a catena per non farmelo rubare mentre dormo, e pian piano col russare degli altri riesco a prendere sonno..
Ogni tanto mi alzo, il treno fa un baccano bestiale, il freddo mi congela le gambe, sino a ricadere in un sonno profondo che mi porto sino al mattino seguente..
C’è gia la luce nonostante sia prestissimo, mi ricompongo e guardo dal finestrino, spesso ci fermiamo per far salire e scendere qualcuno, il caldo inizia a farsi sentire e nel tragitto vedo persone avvezze nel lavorare la terra, stanno trebbiando, chi forse ha piu soldi lo fa col macchinario, ma la maggior parte lo fa a mano.
In questo tragitto ho visto di tutto, dromedari, vacche, capre, persone chinate a lavorare sotto il sole, baraccopoli, rifugi, villaggi fatti in argilla, qualcuno è pitturato, la maggior parte è allo stato originale..
Un po mi ricorda il brasile del nord, con un pizzico di africa potuta ammirare nei documentari, dopo circa 14 ore di treno per percorrere 400km arrivo a bikenar..
La città è simile a molte altre, vacche ovunque, tuk tuk, moto gente a piedi, chi vestito all’occidentale o quasi e chi con i loro indumenti tipici, sporca e incasinata, niente di strano è lei J
Scendo dal treno, percorro la stazione e cerco un alloggio.

21-10-2016 BIKANER INDIA

All’uscita dalla stazione i primi sangue suga, per curiosità chiedo cosa vogliono e qualcuno spara 400 rupie per un tragitto di circa 5km, la risata mi viene spontanea e il pensiero di mandarlo a cagare idem..
Baratta un po e a me serve per capire alla fine qual è il prezzo piu o meno giusto, da 400 rupie scende a 100, quindi la somma giusta è 100, me lo lascio alle spalle e preferisco dare quei pochi spiccioli a una persona di una certa età.
Pattuisco per 100 rupie, carico lo zaino nel tuk tuk e mi dirigo in alloggio, Bikenar pare bombardato nel 45 e lasciato cosi, è una città vivace e polverosa di circa 500.000 abitanti, in strada si vede di tutto come d’altronde credo in tutta la penisola, qui più presenti i cammelli che trasportano dal materiale edile, persone, fieno ecc.
Nella città c’è una fortezza e qualche tempio gianista, meta per fare qualche safari a dorso di cammello per chi non ha tempo di recarsi nella più blasonata Jaisalmer.
Da Bikenar c’è un autobus con frequenza diretta a Deshnok piu conosciuto per il Karni mata Temple ossia il tempio dei topi.
E’ una delle attrattive piu insolita di tutta l’india sebbene la oltitudine di roditori che la abitano non sono di certo l’ideale per i viaggiatori più schizzinosi.
Anche io sono qui per questo e dopo aver visto le attrazioni di Bikenar, soffermandomi piu che altro nelle foto di strada dove i cammelli la fanno da leoni, oltre le vacche che ormai sono presenti in tutte le città dell’India.
Le persone sono comunque curiose di vedere un occidentale, molti fanno delle domande, altri chiedono di farsi qualche foto, la città sicuramente non è ne bella ne pulita, ma il fatto che non sia violenta è gia qualcosa.
Di primo mattino decido di andare a Deshnok, preparo lo zaino, macchina fotografica, acqua che non deve mai mancare, 2 buste per i piedi e carta gommata.
L’idea è di andare in autobus, ma nel chiedere informazioni al proprietario della guest house, si offre per 10 rupie di portar mici lui, 10 rupie?
Se la rideva, pensavo mi stesse prendendo in giro, alla fina accetto se va bene a te a me va meglio..
Era comunque diretto a Deshnok per accompagnare due turisti per il safari nel deserto, alla fine non gli è costato nulla portare anche me..
Arrivo nella polverosa Deshnok, solita musica gente bancarelle colori di ogni genere, il tempio è li vicino, l’ingresso sono 30 rupie per i possessori di macchina fotografica.
Mi levo le scarpe, e si nei tempi si entra scalzi, l’idea era di mettermi le buste e legarle a carta gommata per non sporcarmi le calze, ma nel vedere tutti scalzi senza calze mi sono ripensato, e anche io lasciandomi le calze sono entrato senza buste ai piedi..
Il vedere tutti questi topi, a migliaia, non mi ha fatto certo un buon senso, ma ormai ero dentro e anche io come tutti ho dato uno sguardo al santuario.
In una piccola cappella qualche santone in terra che da da mangiare ai topi, lui mangia con loro,e la fila di gente che porta dei regali.
Non so bene il motivo di questo offertorio, ma per il numero di visitatori penso sia importante.
Praticamente la storia dice:
Il Karni mata visse nel XIV secolo e fece alcuni miracoli, ma quando suo figlio minore mori affogato, chiese al Dio della morte Yama di riportarlo in vita.
Yama le rispose che non poteva farlo e che Karni Mata in quando reincarnazione di Durga ne aveva invece il potere.
La dea riporto subito in vita il ragazzo, e decreto che i membri della famiglia di Mata non sarebbero piu morti, ma si sarebbero reincarnati come Kaba (topi).
Oggi oltre 600 famiglie di Deshnok affermano di discendere da Karni Mata e che si reincarneranno in Kaba (topi)

La mia permanenza a bikaner è praticamente finita tra topi e cammelli, decido di spostarmi nella cittadina piu isolata Jaisalmer.
Da Bikaner a Jaisalmer c’è un treno dove si puo riservare il biglietto con annesso posto a dormire solamente il martedì, non ho nessuna intenzioni di aspettare altri 4 giorni qui, quindi opto col senno di poi per il classico treno stile deportati che parte tutte le sere dalla stazione di Bikaner J-N alle 23:00 binario 6.
Preparo lo zaino e con enorme anticipo arrivo in stazione, la temperatura serale è gia in veloce discesa, la notte fa freddo e col pensiero che dovrò stare dentro quel treno col rischio di rimanere in piedi per tutto il viaggio per le numerose persone che lo occupano mi viene la febbre.
E si, i treni che non danno la possibilità di riservare i posti, sono sempre strapieni, la gente si butta in terra nel corridoio, si sistema come meglio può non preoccupandosi per nulla di quello che puo essere vicino, quasi traslocando la casa, casette, buste, borse di tutto e di piu.
Sono dentro il treno, l’ipotesi di stare ad incastro si è celata in certezza, riesco a sistemarmi in un sedile vicino alla finestra, che ovviamente non chiudono facendo penetrare degli spifferi di aria ghiacciata.
Parte, fa freddo, oltre i finestrini che pullulano di ghiaccio, ci si mettono anche i debosciati che nonostante il freddo e sono coperti si accendono i ventilatori, eliche degli aeroplani della seconda guerra mondiale.
Io piu ci sto qui, meno riesco a capirli.
Il viaggio dura circa 5 ore, e in questo modo rischio di beccarmi una bronco polmonite.
Pian piano grazie alle varie fermate il treno inizia a svuotarsi, anche io arrivo a destinazione, sono le 5 del mattino.
Nemmeno uscito dal treno il primo procacciatore, tutto sorridente, che mi propone un hotel, in modo che lui si becchi la sua percentuale..
Lo mollo, lui mi segue, tirandomi lo zaino e parlando in modo incomprensibile, ho 16-17kg nelle spalle, sono stanco, infreddolito con le ossa inchiodate dal freddo, mi giro incazzato e gli dico;
Belleddè a ti candasa, commo mi c’as uffa sos coglionese o la finisi e ti pisto sos dentes..
Non mi ha capito sicuramente, ma dagli occhi pieni di sangue avrà capito che è meglio per lui andarsene a gambe levate..
Salto su un tuk tuk, non sto nemmeno a barattare, sono le 5 del mattino e non mi pare il caso, chiede 100 rupie gliele do benedicendogliele, portami in alloggio..
Se fossi arrivato in orario diverso avrei sicuramente tirato il prezzo ma a quest’ora non mi pare il caso.
1,30€ e mi metto pure a barattare alle 5 del mattino, non mi sembra il caso.
In strada non si vede nessuno, a farmi compagnia decine di vacche sparse per la strada, mondezza ovunque, tanto da farmi riflettere un pochino, mi pare che con la mondezza ci devo convivere, è come un oggetto di complemento che arreda il proprio immobile:
Sono positivo, e penso che non tutto rotto e sporco sia brutto, magra consolazione, ma bisogna prendere i lati positivi da ogni viaggio, e in questo paese dalle mille vignette c’è ne tanto.
Arrivo in alloggio, è tutto chiuso, suono, insisto, busso alla porta in pochi minuti senza fare nemmeno il check-in mi butto a  letto stremato.

05-11-2016 JAISALMER INDIA

Jaisalmer è una città nel deserto abbastanza dislocata rispetto alle altre città, ha circa 60.000 abitanti, e circa 5000 sono arroccati nel forte che dall’alto domina Jaisalmer.
Il forte di Jaisalmer è assolutamente spettacolare solo lui vale la visita di questa polverosa città, è un imponente castello di sabbia che si erge sull’arida pianura che come il miraggio di un tempo ormai irrimediabilmente passato.
Al suo interno 5000 residenti, ristoranti, bar, negozi di vario artigianato, come in tutte le località del Rajasthan  a farlo da padrone sono le numerose vacche che circolano in tutta tranquillità al suo interro.
Novantanove bastioni circondano i vicoli tortuosi del forte, percorsi a mio malgrado anche da scorrazzanti tuk tuk col loro inquinamento acustico rendono di quello che poteva essere un’unica fiaba incantata, un caos che va dissolvendosi nelle ore serali.
Al suo interno tanta è la gente che entra a visitarlo, scioccata dalla bellezza dei bastioni nel lato settentrionale del forte, nelle viuzze della città vecchia celano meravigliose Haveli costruite con la stessa arenaria color miele elemento da cui deriva il soprannome di città d’oro.
Oltre il forte da non perdere è il GADISAR LAKE a circa 15 minuti a piedi dal forte, un lago nel deserto, insolito da trovare, ma qui presente a Jaisalmer.
Tutti i luoghi di comune interesse sono un po’ in abbandono, ma sono fiducioso anche loro col tempo scopriranno quello che questi magnifici luoghi meritano e daranno loro rispetto, cura pulizia importanza!!
(Sono forse troppo fiducioso e positivo??)
L’idea è di andare a vedere Khuri, ma lo farò in forma indipendente, quello che non ho mai sopportato è il toccata e fuga proposto dalle agenzie che organizzano dei tour.

Di Buon mattino preparo lo zaino e lascio Jaisalmer e mi dirigo alla stazione degli autobus, una fittizia fermata dove partono gli autobus per Khuri, se non mi ci avesse portato il tipo del tuk tuk mai avrei pensato fosse una stazione, non sto a descrivere com’è ma lo potete immaginare.
Attendo circa due ora che si faccia vivo l’autobus, nel mentre arriva anche un polacco e insieme prendiamo lo stesso mezzo destinazione Khuri.
Finalmente si parte, è un autobus sgangherato, come d’altronde qui è tutto sgangherato anche le mie ossa che con stimolazioni senza sospensioni iniziano a gracchiare e cigolare.
La strada che percorriamo è strettissima, e quando ci si incontra con altri mezzi usciamo sempre in cunetta, fortunatamente è una strada piana se no avremmo corso il rischio di capottarci.
Il motorista ha diverse soluzioni di clacson che suona in base al soggetto che si trova davanti.
Se nella strada ci sono delle vacche capre o maiali, usa un clacson ripetuto sino a quando la vacca o l’animale si sosta, spesso siamo noi che andiamo in cunetta per evitarli.
Mentre se incontra camion o altre vetture usa un altro clacson, certo che gli indiani hanno una pura passione per il clacson non restano un secondo senza utilizzarlo.
Il paesaggio è arido, pochissima vegetazione, molto caldo gia dalle prime ore del mattino, dopo circa un ora e mezza arriviamo al villaggio di curi.
Inizialmente volevo passare la notte qui, ma viste le dimensioni del villaggio ho disistito.
Prevalentemente le capanne sono fatte di sterco di vacca che mettono a essiccare al sole e argilla per allisciare le pareti, l’insieme è anche carino valorizzato da delle pitture stilizzate, poche attività, il più delle capanne è addebito a guest house, nessuno si fa fotografare, anche i bambini sono ammaestrati e chiedono soldi solo nel vedere la macchina fotografica.
Col Polacco decidiamo di fare un escursione nel deserto col cammello, 250 rupie a testa, vada come vada ma per una cifra cosi irrisoria sarà comunque positiva.
Macchina a tracolla e si parte, il caldo è torrido secco e disidrata velocemente la pelle, a passo abbastanza sostenuto del cammello accompagnati da versi del cammelliere arriviamo alle dune, un immensa distesa di sabbia abbagliante e cuocente ci sovrasta, ci fermiamo per far risposare il cammello in una capanna dove all’interno troviamo 3 ragazzi, la domanda è spontanea, come ci sono arrivati a piedi??
Ripartiamo per la via del rientro, dopo aver scattato miriadi di foto, a trotto rientriamo alla fermata per riprendere l’autobus sino al rientro a Jaisalmer dove mi faccio lasciare nella fermata degli autobus, dove partono gli autobus per Jodhpur.
Pensavo di non essere cosi fortunato, sta per partire, acquisto il biglietto e in meno di 1 minuti siamo in viaggio.
Il Polacco rimane a Jaisalmer io cambio aria.
L’altra opzione era quella di prendere il treno, ma gli orari non combaciavano quindi provo una nuova esperienza con un autobus a lunga durata, circa 6 ore  di viaggio.
Nelle prime tre ora quando la temperatura era calda ho viaggiato di lusso, tante soste per far salire e scendere altre persone.
Al calar del sole, l’autobus si è trasformato in una cella frigo, qui viaggiano col portellone di ingresso aperto, e per non bastare l’aria che entra dal portellone la gente apre tutti i finestrini tanto da farmi pensare piu volte di essere in moto..
Dopo tanto sono arrivato a Jodhpur, gia da primo impatto capisco che è una grossa città, ma alla fine le cose da vedere sono spesso localizzate una vicina all’altra.
E’ gia notte inoltrata, l’autobus ci fa scendere, recupero   lo zaino che nel tragitto ha   cambiato   colore, è praticamente tutto impolverato, il viaggio nel cofano la reso pietoso, lo metto sulle spalle, tuk tuk e via all’alloggio, mi sa che anche se notte mi tocca lavare un po di roba..

08-11-2016 JODHPUR INDIA

Joadhpur  costruita sotto il forte Mehrangarth imponente su una parete rocciosa di 120mt la fa da sovrano sulla città vecchia principalmente costruita con abitazioni di colore blu.

E’ uno dei forti piu importanti dell’india, ai suoi piedi si estende la città vecchia, un insieme di caotiche viuzze dove la case blu principalmente di proprietà dei Brahimini circondata da mura cinquecentesche lunghe 10km.
Percorsi  da stradine medievali che sembrano non condurre mai al posto desiderato.
Le vie profumano di incenso, spezie e la fogna che come in tutte le località dell’india da me visitate sono a cielo aperto, che scorrono in dei canali di pietra proprio a fianco ad ogni abitazione.
Le viuzze poco curate ma in totale abbandono stilistico indiano ospita negozi bazar di ogni genere dalle trombe  alle decorazioni dei templi, oggetti per la casa, frutta e verdura ad ogni angolo il tutto condito dai soliti assordanti colpi di clacson, che identifica la caotica cittadina di Jodhpur.
Per tradizione il colore blu  dev’essere il colore delle famiglie dei Brahimini ma alla fine come tutte le cose la loro destinazione non è piu cosi rigida, oltre a conferire dei fasci di luce misteriosa pare che il colore blu abbia il potere di  allontanare gli insetti.
Questo è l’aspetto positivo di Jodhpur, l’aspetto negativo che qui tutti vogliono venderti qualcosa, le donne abitanti principalmente nella città vecchia propongono del tabacco da masticare, i bambini sono addestrati a fare le solite domande in inglese per attirare l’attenzione dei viaggiatori per concludere l’iniziale serie di domande con la richiesta di 10 rupie.
A lungo andare sono cose che ti portano il sangue in testa per non citare i proprietari di tuk tuk che mentre tenti di camminare spensierato per le vie della città vecchia ti assalgono proponendoti giri in tuk tuk…
Alla fine credo si possa anche dire (ma perchè non ve ne andate a fanculo)
Da quando ho messo piede in india le giornate principalmente vengono ricoperte dalle attenzione della gente, nel dirti:

12895 volte, Hallo my friend!!..
8579 volte, how are you??
9537 volte, your contry?
Queste sono le domande piu ricorrenti che  il miliardo e 400 milioni di indiani fanno ogni volta che mi vedono, per non parlare di quelli che vogliono farsi i selfie con me e vari servizi fotografici, attratti dal mito europeo!!
Forse ne uscirò matto da questo posto J
In giro noto con curiosità le facce di altri viaggiatori, molti mi fanno ridere nella loro totale disperazione huahuahua!!
Spesso ridendo auguro loro la solita frase utilizzata dagli indiani Welcome to india, gli indiani la utilizzano come se fosse il posto migliore al mondo, io la utilizzo come frase ironica,  per sdrammatizzare su un paese che ti fa pensare a mille perché, ma le risposte saranno sempre veramente poche e la maggior parte a noi incomprensibili.
Nuovamente welcome to India ;)

In questo periodo c’è  un po di maretta tra stato e banconote, il presidente dell’India dal nome  impronunciabile tutto di un colpo ha deciso di ritirare tutte le banconote del taglio 1000 e 500 rupie, in questo modo dovrebbe monitorare chi fa lavoro nero.
Inizialmente si pensava che fosse solo per due giorni, invece la cosa pare che sia definitiva.
Sono un po con l’acqua alla gola e come me molti dei viaggiatori in giro per l’India, praticamente il bancomat dopo le 400 rupie da solo tagli da 500 e da 1000 tagli che nel giro di due giorni non son più accettati da nessuna attività.
Sono costretto a cambiarli in banca in piccoli tagli, ma le file a Jodphur sono stratosferiche non ho nessun intenzione di passare ore e ore per cambiare pochi soldi.
Pare che si possa cambiare 4000 rupie alla volta circa 55,00€.
Decido comunque di lasciare Jodhpur, qualche soldino spicciolo c’è l’ho, arrivo nella fatiscente stazione dei bus.
Vedo qualche bus e chiedo quale va per Mont Abu, nessuno di questi, non c’è bus diretto..
Strano sempre molto fortunato, l’opzione è quella di andare a Abu Road e da li in una fatiscente strada che mi indicherà il motorista prenderò la coincidenza per MontAbu.
Altra domanda, a che ora parte il bus?
Sicuramente non  mi hanno capito e mi dicono che parte alle 14:30, storgo gli occhi perche sono appena le 8:30 del mattino, e non ho minimamente voglia di passare tutte queste ore buttato in stazione, utilizzo la tattica 54 che è quella del mai fidarsi chiedere sempre tre quattro volte per sicurezza.
Mi avvicino alla biglietteria, capire e farsi capire è un impresa, ma con la pazienza riesco nell’intento, ci sono diversi bus che vanno ad Abu Road partono praticamente ogni 30 minuti, bene parte tra meno di 30 minuti, è l’ora di acquistare il biglietto faccio come si suol dire l’indiano e provo a pagare con una banconota da 500 rupie per acquistare il biglietto per Abu Road, il biglietto è gia stampato, allungo la banconota da 500 a faccia di tegola e per magia mi vengono presi, resto alla mano e via sopra questa caffettiera che sta per partire.
L’autobus come d’altronde tutti i mezzi di trasporto indiani, è un catorcio, sporco, pieno di polvere con i sedili che solo nel sedersi c’è da prenderti il colera, i finestrini ad ogni fosso si aprono, e di fossi india ce ne sono veramente tanti.
Intanto partiamo, speriamo bene, la strada e molto lunga, lui è lentissimo, ci fermiamo spesso in fatiscenti stazioni che piu che stazioni sembrano campi di addestramento per bombe sperimentali, per far salire e scendere nuovi speranzosi.
Chiedo spesso se la stazione di fermata è AbuRoad giusto per ricordare al motorista che ci sono e che dovrei scendere in quella strada di speranza che dovrebbe essere la mia fermata di coincidenza.
Passano almeno 6-7 ore, questo viaggio non finisce piu, forse a piedi avrei fatto prima, ma finalmente il motorista mi chiama e mi fa scendere in una strada sperduta e mi dice che nell’incrocio a breve apparirà come l’acqua nel deserto un autobus..
Mi fido, scendo e aspetto.
Nell’attesa mi guardo i pantaloni e la maglietta e dico; devo mettere in conto un cambio ogni volta che prendo un mezzo, sono tutto sporco, lo zaino non se ne parli sembra stato appena tolto da una bettoniera, nel mentre arriva un autobus, chiedo 2 o 300 volte se è diretto ad MontAbu, salgo, non ci sono sedili, ma cabine letto, aria condizionata a palla, qualche disperato sdraiato in terra, e io che mi scelgo un posticino dove poi mettere lo zaino e utilizzarlo come sedile.
La strada è tortuosa, il motorista guida come se fosse con  una macchina da corsa, io prego ogni volta che sento una curva che non ci capotti, mi scuote a destra e a sinistra con brusche frenate e peggiori accelerazioni.
Dopo circa un ora di patimento arriviamo a MontAbu.
Mai ti torres a biere li naro a su motorista.

12-11-2016 MONT ABU INDIA

Mi metto lo zaino in spalla e vado alla ricerca di un alloggio.
E’ un impresa ardua, è tutto pieno, montabu è una località turistica presa d’assalto dalla folla indiana soprattutto nel periodo del Diwali e in molti fine settimana.
Pare che questo sia uno di quelli presi d’assalto.
Cammino con lo zainone sulle spalle, e sento solo dire Full, tutto esaurito, qui non c’è nessun tuk tuk, ma in compenso fuoristrada che suonano e moto che fanno lo stesso, il clacson è una vera passione per gli Indiani.
Intanto per un attimo abbandono l’idea di cercare l’alloggio, trovo una banca con una fila di almeno un centinaio di persone, questa volta utilizzo tutte le cose a mio favore.
Turista, in stampelle, salto la fila, che poi bisogna sfatare il mito delle file indiane, sono tutti ammassati, non lasciano 20cm da una persona all’altra le pecore che vanno a meriacrare si rispettano di più.
Intanto mi avvicino alla guardia, che coglie subito le mie armi e mi fa entrare, richiude la porca con tanto di serranda e anche lui sta tranquillo.
A me non sembra nemmeno vero, sono dentro, non ho fatto fila e in pochi minuti mi cambieranno le mie prime 4000 rupie.
Passaporto, eccolo, fotocopia passaporto, che culo ne ho fatto diverse eccola, compili questo modulo, ci dia i soldi..ecco i suoi…grazie!!
Meda bi cheriata??
Esco pensando che quella folla mi avrebbe fatto lo scalpo, invece tutto regolare, proseguo con la ricerca dell’alloggio, che trovo dopo aver schivato, macchine, turisti, venditori ambulanti, cavalli al trotto in mezzo alla folla, potete immaginare che bolgia..
Trovo per fortuna un cesso di buco senza nemmeno il bagno in camera, ma almeno sono riuscito a cambiare i soldi, che è la cosa piu importante di questa avventura.
MontAbu è una località turistica a circa 1200mt di altitudine, durante il giorno fa caldo, ma la notte le temperature scendono e il freddo inizia a farsi sentire.
E’ l’unica hill station dello stato del Rajasthan è tra i boschi della vetta più elevata  nella catena montuosa delle Aravalli a breve distanza dal confine del Gujarat, a differenza delle altre località del Rajasthan Montabu offre una fresca a quelle che sono le pianure desertiche dello stato.
Una delle attrazioni principali di questa minuscola località è il Nakki Lake, il pittoresco lago cosi chiamato dagli indiani al quale gravita la vita quotidiana degli abitanti nonché una delle sue attrattive principali.
Devo ammettere che come località è molto graziosa, immersa in un verde quasi impossibile se si pensa di essere nel deserto, con flora e fauna di ogni tipo con delle furbe scimmie che tentano di rubare qualcosa hai piu distratti, peccato che come ogni   località dell’india potrebbe essere molto piu curata, invece ogni angolo di bellezza che potrebbe offrire questa piccola località è presidiata da valanghe di mondezza ovunque anche nei posti piu sperduti come il punto panoramico…
Non credo riuscirò mai ad abituarmi a tanto obbrobrio!!
Anche da MontAbu devo levare le tende, il mio viaggio deve proseguire, e se mi dovessi fermare troppo tempo in ogni località non mi basterebbe un intera vita per visitar questo enorme paese.
Ho il check-out alle 9 del mattino, mi preparo lo zaino ormai lo disfo e lo ricompongo in pochi minuti, con la scusa mi avvicino in banca gia pronto con passaporto, fotocopia dello stesso, le 4000 rupie cifra massima consentita al cambio, nemmeno stessi cambiando 1 milione di € e aspetto che la banca apra..
L’orario previsto è alle 10:00, ma qui non si vede nessuno, si è presto ma solitamente ci sono file stratosferiche, mi pongo il dubbio e chiedo a diverse persone, molte non capiscono e mi mollano, diversi compreso una guardia in divisa dice che apre alle 10:00, mi sorge il dubbio e di quelli anche grandi, chiedo ad altre persone e dicono che la banca oggi non aprirà, motivo (bo vallo a capire)
Pazienza, mi dirigo in stazione e tento di acquistare il biglietto per Udaipur, anche qui un impresa, non ti danno il biglietto in prevendita, ma lo stampano non appena l’autobus si presenta  in stazione, cosi facendo devo combattere con la gente che si ammassa  uno sull’altro poco importandosi della privacy altrui.
Niente da fare, butto lo zaino in terra e mi siedo sopra nell’attesa che l’autobus diretto a Udaipur arrivi.
Nel mentre arrivano diversi autobus, ormai ho fatto l’occhio uno più sgangherato dell’altro, la cosa che mi lascia perplesso sono le fiancate tutte vomitate, penso e cosa sarà mai successo che in tutti gli autobus le fiancate sono in condizioni pietose!!
Non ci penso piu di tanto, e nel mentre arriva il mio..
Mi attacco all’inferriata della biglietteria per acquistare il biglietto, in pochi minuti la massa mi preme sull’inferriata, nemmeno le bestie fanno questo, con calma e forza prendo a sportellate qualcuno giusto per fargli capire che è il mio turno visto che in stazione ci sono dalle 10:00 e sono quasi le 13:00.
Chiedo il mio biglietto, l’addetto mi dice di aspettare che ci sarà il cambio bigliettaio, quindi altri 10 minuti attaccato all’inferriata che aspetto il cambio turno (be gli era troppo stampare un biglietto)
Arriva l’altro bigliettaio, si posiziona al terminale (un terminale che come minimo gira in Basic) prova col primo tiket e niente errore, ok ci sta, nuovamente la seconda volta e niente, quello che aveva lasciato da pocanzi il terminale lo prende a voci, quello  insiste e continua a sbagliare, e quell’altro che continua a gridare (questa è la potenza mondiale che è diventata L’India)
Alla fine sono riuscito ad avere il mio biglietto, e penso che se dovesse impiegare lo stesso tempo con l’immensa fila che attende il biglietto, dovrei partire tra 24 ore.
Salgo sull’autobus e con immenso ritardo parte, sembra tutto regolare, tutta la gente è seduta, ma dubito che l’arrivo a AbuRoad sia cosi lineare.
Infatti in una fermata secondaria inizia a salire gente, l’autobus ha tutti i posti a sedere occupati, ma ovviamente la gente si ammassa in piedi, se dovevamo essere 50 come minimo ve ne sono altre 20 in piedi, ammassate l’uno sull’altro.
La strada è in discesa, è tortuosa, l’autista guida come se guidasse una macchina da rally, e dopo poco la gente inizia a sentirsi male, con tutta quella massa rischio che qualcuno mi vomiti addosso, e infatti le prime corse ai finestrini, via la prima, via la seconda, via il terzo, ora capisco perche le fiancate degli altri autobus erano tutte vomitate, questi animali guidano da schiffo, in una strada tortuosa come questa era inevitabile che succedesse questo, e per fortuna non ho avuto di questi problemi, e la cosa migliore che nessuno mi ha spruzzato addosso.
Questo interminabile viaggio sino a AbuRoad è un odissea, immaginatevi  l’odore acido di vomito che sovrasta gli altri odori..
Lassamus perdere!!
Arriviamo alla prima destinazione AbuRoad, la massa scende, e finalmente riparte senza il rischio che qualcuno mi lavi la testa, riprendiamo la strada lineare sino a Udaipur, con svariate soste per caricare e scaricare gente arriviamo a destinazione.
Siamo alla periferia della città, qui le case sono praticamente tagliate a metà, sicuramente nel corso della costruzione di una strada, le case impedivano i lavori e invece di buttarle giu del tutto sono praticamente state sfondate a metà giusto quel che serviva per proseguire con la strada..
Immaginatevi la veduta di questa zona, sembrano case bombardate e cosi lasciate, non mi stupirebbe che nel resto della casa ci viva ancora della gente.

14-11-2016 UDAPIUR INDIA

Ho trovato un bel alloggio nella zona del Lal Gath a due passi dal lago Picola Lake.
Ho una stanza spaziosa con bagno e acqua calda, col soffitto decorato e pitturato a opera darte, sopra la terrazza il ristorante che si affaccia sul lago dove la sera è pieno di viaggiatori.
Conosco una coppia le svedese lui inglese, fortunatamente parlano spagnolo, e con loro decidiamo di fare l’escursioni nelle vicinanze di Udaipur per visitare il forte di Kumbhalgarh e il tempio gianista di Ranakpur.
E’ stata la soluzione più economica e veloce diversamente in forma indipendente sarebbe stato un vero dilemma.
Intanto partiamo autista privato, percorriamo circa 80km attraversando villaggi e paesini, dove la maggior parte lavora la terra e alleva bufali, sono villaggi molto poveri, quello che mi lascia perplesso è: la terra è lavorata e curata e pulita, non c’è presenza di immondizia, a differenza dei paesi e villaggi che è inevitabilmente la cornice principale..
Arriviamo al forte di, un immensa distesa di muraglia che ricopre circa 36km di lunghezza, all’interno un immensa terra, che da sfondo verde a questa immensa struttura.
L’ingresso è di 200 rupie, molti sono i turisti che si recano a Kumbhalgarth, molti stranire ma anche locali, è una bella veduta che ti porta indietro di circa 700 anni, epoca quando è iniziata la costruzione, per costruirla hanno impiegato circa 50 anni.
Per visitare il forte impieghiamo circa 3 ore, nella strada del rientro ci avviciniamo verso il tempio Giadista di Ranakpur, nella strada incuriosite dal passaggio delle macchine moltissime scimmie stanno sul cordolo della strada, sono tantissime.
Arriviamo a Ranakpur lo stesso si trova su una scarpata impervia ammantata da boschi, Ranakpur è uno dei complessi  templi Giainisti piu importanti dellIndia.
Si trova a 75km da Udaipur, a circa 14 dalla fortezza di Kumbhalgarth, il tempio principale del complesso  è dedicato al primo tirthankar adinath ritratto come Buddha nei numerosi dipinti presenti all’interno.
Il tempio è costruito interamente in marmo bianco.

A Udaipur faccio conoscenza con diverse persone in viaggio per l’india, se dovrei fare un paragone tra tutte le località dell’india sin’ora visitare Udaipur mi pare quella più carina, ha diversi laghi che si affacciano a hotel di lusso, qualche panoramica dove andare a vedere il tramonto, piccoli vicoletti dove perdersi in tutta tranquillità dove le vacche ti riportano per la diritta strada.
C’è molto turismo, ma anche qui non è del tutto perfetto, se si vuole un pò di tranquillità bisogna andare dall’altra parte del lago, dove non si sente una mosca volare e affacciato sul bordo  del lago si puo stare in tutta tranquillità per ore, per leggere qualcosa, semplicemente parlare con qualche viaggiatore che cerca serenità in una città di 7 milioni di abitanti, dove tuk tuk, bazar venditori di ogni genere possono rendere questa città una bomba infernale..

Anche a Udaipur dopo aver visitato quello che per il viaggiatore potrebbe essere interessante decido di tentar la fortuna nel cambio delle ultime 3000 rupie.
Passaporto alla mano, fotocopia, le ultime 3000 rupie e via che salto al solito modo la fila di almeno 100 persone che se si dovessero coalizzare mi fanno lo scalpo.
Due rampate di scale, arrivo alla porta, trovo la guardia, le mostro la stampella e in mochi minuti dopo aver fatto un po di sportellaggio sono dentro.
Compilo il solito foglio, trovo un’altra fila, passo davanti a tutti e mi piantono proprio dietro quello che sta effettuando il cambio..
Passa qualche minuto, anche qui svolgono le cose a mo di bradipo, ma visto che ho saltato file di almeno 3 ore non poso lamentarmi..
E’ il mio turno, do passaporto, fotocopia, foglio compilato, e il tipo di fronte a me parla parla e io non capisco una mazza..
Continua a parlare e niente, solo dopo capisco che i soldi sono finiti e se li voglio ci sono le monete da 10 rupie..
Penso nemmeno morto mi carico lo zaino di buste di monete, niente da fare questa volta non  è andata cosi bene, figuriamoci se dovevo farmi 3 ore di fila e arrivare li e sentire questa penitenza, come minimo me lo avrei mangiato..
Lascio l’idea di cambiare i soldi per il momento, ma l’idea è quella di andare via da Udaipur..

19-11-2016 CHITTORGARH INDIA

 

Arrivo a chittorgarh, non è una grande città, ma la mia visita qui è mirata per conoscere il forte di Chittor, dalla stazione degli autobus mi dirigo a piedi e prendo il primo alloggio che trovo, è una specie di tugurio, pago 500 rupie con bagno in camera, un mezzo cesso, ma visto che ci starò appena due notti non me ne preoccupo, ormai ho capito che la qualità degli alloggi dove si spende poco è pressoché simile, per avere qualcosa di decente ci avviciniamo ai prezzi europei.
Il tempo passa e ho ancora le mie 3000 rupie da cambiare visto che a dicembre non ci sarà più la possibilità di cambiarle.
Fotocopia e passaporto alla mano, vado alla ricerca di una banca, entro nella prima non c’è tantissima gente, chiedo a un funzionario, mi dice che non possono cambiare soldi, non capisco il motivo ma con la richiesta schematica; è possibile cambiare soldi (rupie di grosso taglio in rupie di piccolo taglio) la risposta è negativa, poco mi importa del motivo.
Mi scrive in un foglio il nome di due banche, vado alla ricerca della prima, ma in strada ne adocchio un’altra, niente questo ha solo lo sportello bancomat..
Proseguo la ricerca nello scrivere sembra che tutto sia vicino, ma vi assicuro che non è cosi, per ogni cosa bisogna scarpinare.
Ne trovo una, chiedo alla guardia se posso cambiare soldi, mi fa entrare e parlo con un funzionario, mi dice che non posso cambiarli, mi spiega il motivo ma non lo capisco, quindi nuovamente la mia schematica domanda;  ; è possibile cambiare soldi (rupie di grosso taglio in rupie di piccolo taglio) la risposta è negativa..
Alla fine perdo la pazienza, perché sono veramente da tanto che tento di cambiare questi soldi, e dal momento che sono 3000 rupie circa 41€ e non sono miliardi di rupie, sbotto di brutto e senza parlare gli faccio capire che;
In questo paese ho accettato di tutto;
Le repentine richieste di comprare qualcosa da parte della gente, ho accettato  il frastuono dei clacson con il loro inquinamento acustico ad ogni minuto, ho accetta gli stessi che in strada ti si piantano davanti e nel mentre tenti di fargli passare si piantonano davanti a te, suonando senza smettere portandoti  ad avere crisi di nervi e ammazzarne qualcuno, ho accettato che qui sono vegetariani e la carne non la trovi nemmeno a peso d’oro che comunque non avrei pagato, non trovi un bar con delle poltroncine o semplici sedie all’aperto e berti una birra in tutta tranquillità, ho perfino accettato che ogni cosa che si trovano in mano finisce in terra nei laghi nei luoghi di comune interesse, come fortezze musei  templi ecc,(dove io pago per vederli) e non parlo di un fazzolettino o di una busta di patatine, ma ogni cosa dalle bottiglie di plastica ai calcinacci, dalle pietre al ferro, dalla plastica di ogni genere, ho accettato anche il venditore di noccioline che come incenso usa lo sterco di vacca essiccato potete immaginare che profumo vellutato, ho accettato anche che non trovi mai un lenzuolo che divide il copri materasso alle coperte stantie negli alloggi, ho accettato che in molti bagni si sono dimenticati di mettere lo sciacquone al cesso però c’è un secchio a portata di mano che ti salva la situazione, ho accettato anche di lavarmi direttamente da un rubinetto posto in bagno con l’ausilio del solito secchio factotum (per modo di dire) perche si sono dimenticati di proseguire col tubo e montare una doccia, accetto anche la gente che mentre fai la fila al bancomat ti si pianta a fianco e guarda tutta la tua transazione sino a quando non gli dai una gomitata e gli fai capire di levarsi dai coglioni e ammutolito si scusa, ho accettato vedere i camerieri che con uno straccio puliscono tutto dal pavimento quando lo puliscono ai tavolini sempre con il solito straccio lurido nero e zozzo, ho accettato anche che nessuno e dico nessuno perche non ne ho mai visto uno che si lava le mani prima di farti da mangiare,  accetto che in strada ci sono solo uomini o almeno è una grossa fetta e per un viaggiatore è veramente triste, accetto quelli che di primo mattino sputano ad ogni minuto e se non fai attenzione ti sputtano a dosso, accetto anche quelli che in tutta tranquillità davanti a te si soffiano il naso senza fazzoletti ma semplicemente chiudendosi una narice alla volta, accetto anche quelli che non fanno altro che ruttare e scorreggiare in autobus, ho fatto anche l’abitudine alle 7590 volte che mi salutano e ti chiedono come stai e da dove vieni e poi ti chiedono 10 rupie per mangiare o ti chiedono di comprare qualcosa, come vedete in un mese ho accettato di tutto, ma questo che non riesco ad accettare è questo misero cambio di 3000 rupie, qui sbotto di brutto e con un pessimo inglese da malato terminale gli faccio capire che mi  sono rotto i coglioni di compilare fogli, di saltare file a rischio di linciaggio, di cambiare banche e di provare di tutto per riuscire nell’intento, non sono problemi di un turista se lo stato indiano è una merda, non è colpa del turista se è pieno di corrotti, se è pieno di gente che lavora in nero, e che di punto in bianco da un minuto all’altro non si accettino piu banconote da 1000 e da 500 rupie precedentemente prelevate al bancomati, nel mentre sicuramente nel sentirmi incazzato nero si avvicinano due signori, sorridente uno mi chiede da quale paese vengo, me lo guardo e stavo per  scattare a mangiarmelo vestito, pensando ma è il momento di chiedermi da dove vengo (molto comune qui in India tutti te lo chiedono) ma lo vedo con una faccia simpatica e sorridente e quindi con fare educato ma ovviamente ancora scocciato le dico che vengo da un isola in Italia, lui sempre sorridente mi dice Sonia Gandi, e si rispondo lo so che Sonia Gandi vive in Italia a Torino, ma pare che non mi sia d’aiuto in questo momento.
I due signori parlano animatamente col funzionario, che continua a ripetere che non è possibile, uno dei signore leva un mazzo di soldi da 100 rupie e inizia a contare sino ad arrivare a 2000 rupie, ne prende un altro e ne conta altri 1000 e mi chiede i miei per effettuare il cambio, ringrazio di cuore il signore e finalmente penso di aver finito con questa agonia dei soldi.
Ogni tanto mi stupisco nel trovare qualcuno che ti aiuta senza secondi fini..

Lascio la banca vado  a pranzare e scelgo un posticino dove pare sia un pochino meglio di altri, ma questo pare si svanisce nel giro di pochi minuti, ordino da mangiare a intuito come faccio sempre, nel mentre un cameriere qui non si capisce chi è il cameriere chi è il cuoco chi il meccanico chi l’autista tutti toccano in cucina tutti servono, tutti riparano il tubo dell’acqua e senza mai lavarsi le mani ti portano il cibo nel tavolo, nel mente un ragazzo dai mille compiti, prende uno straccio nero come la pece da un angolo sotto un lavandino dove lavano di tutto, ci manca solo che si mettano a lavare a benzina pezzi di macchina, senza nemmeno sciacquarlo puliscono un tavolino e ributta lo straccio nel solito angolino..
Li ho strizzato gli occhi, veramente non pensavo fossero cosi animali, è vero che l’igiene non sanno nemmeno cosa sia, ma questo è veramente disumano, pianto tutto e me ne vado schifato a punto di vomitare, e penso che se in questo viaggio non mi becco qualche pesta, vuol dire che sarò immortale…

Decido di chiudere la giornata andando a vedere il forte di Chittor unico motivo della mia visita a Chittorgarh.
Gli Indiani sono bravissimi a capire quando un viaggiatore è in fase di preparare e decidere il dafarsi, infatti si presenta in pochi minuti un tuk tuk, via con le contrattazioni, ti porto ti faccio fare il tour del forte, farlo a piedi è impossibile o almeno bisogna farsi portare su che sono diversi km, parte con 600 rupie,gli rido in faccia, lui insiste ci vogliono 3 ore per visitare tutto, ci vorranno anche tre ore, ma io 600 rupie non te le do, dopo tanta insistenza chiudo per 300 rupie affitto l’autista e il tuk tuk per tre ore a 4€ in totale con rientro e paga obbligatoriamente in alloggio.
Chittor è il più grande forte difensivo di tutta l’india è un luogo ricco di fascino da esplorare.
Il forte si erge dalla pianura su una gigantesca isola di roccia, lunga quasi 6 km con pareti rocciose alte anche 150mt.
Passo le tre ore a fantasticare e esplorare la bellezza e il fascino del forte sino a rientrare in alloggio.
Il tipo, va via ridacchiando, quasi come dire ti ho fregato..
Io penso tra me e me mi avrai anche fregato, ma mi hai fregato 4€ e tu eri con me fermo li 3 ore, e senza di te non ci sarei potuto andare, quindi non di avermi fregato mi hai fatto solo un enorme cortesia..

Anche da Chittorgarh è ora di andare via, ma prima di credere alle informazioni reperite in giro preferisco di mio andare a chiedere di persona.
Da Chittorgarh non ci sono autobus per Bundi, ma pare che ci sia un treno che faccia la tratta 4 volte al giorno.
Mi dirigo alla stazione degli autobus che è a due passi dall’alloggio, chiedo e mi confermano che Bundi non è collegata dal servizio autobus, ma devo andare obbligatoriamente in stazione ferroviaria.

Mi sposto in stazione, chiedendo informazioni su come trovare la stazione, tutti mi dicono prendi il tuk tuk, io invece preferisco andare a piedi visto che è raggiungibile a piedi e loro non capiscono quanto è bello poter camminare spensierato, annotare tutto quello che una città indiana sa offrire nel bene e nel male e loro smorzano questa poesia emblematica del viaggiatore col dire (prendi il tuk tuk)
Grazie al cazzo!!!
Dimmi dove si trova, che poi lo decido io che devo fare!!
Ormai la forza di arrabbiarmi pare svanita, ora c’è solo la forza della rassegnazione ;) mutismo e rassegnazione è il nuovo moto adatto all’India.
Scarpino per un bel po, chiedendo sempre conferma a piu persone, intanto arrivo in stazione, circa 2km da dove alloggio.
Vedo uno sportello con un funzionario, chiedo se posso acquistare il biglietto per Bundi in partenza domani, nel mentre come solito fare degli indiani, se ne presenta uno scavalcando le mie richieste, subito dopo un altro alla mia sinistra con i soldi in mano che chiede il biglietto, senza ormai incazzarmi me li guardo e con tutta la calma di un predicatore Hinduista,  in Italianosenza nemmeno provarci in inglese  gli dico:
Quindi io sarei l’idiota di turno, mi presento allo sportello prima di voi e invece voi che vi sentite piu svegli volete passare prima, riepilogando io sono l’imbecille e voi le persone sveglie, sono qui perché ho un sacco di tempo da perdere, e poi parlo talmente bene l’ hindi che ho proprio voglia di farmi una bella chiacchierata col funzionario addetto..
Mi guardano, capiscono che hanno fatto una figuraccia si scusano, mi indicano dove chiedere informazioni e far il biglietto..
Io penso, se non si fossero messi in mezzo ci sarei arrivato da solo con le indicazioni del funzionario, invece c’è sempre qualcosa che deve rallentare le mie cose..
Mi presento dove tutti acquistano i biglietti, chiedo molto schematicamente è possibile acquistare un biglietto per Bundi in partenza domani??
Capisco che non posso acquistare il biglietto, ok perché??
Intanto mi dice di spostarmi un attimo per servire altra gente..
Mi sposto e aspetto..
Nuovamente il mio turno, posso avere un biglietto per Bundi??
No!!
Come no, non ci capisco nulla mi dice di andare allo sportello difronte..
Cambio sportello, stessa schematica richiesta, è possibile acquistare un biglietto per Bundi in partenza domani??
Questo non capisce nemmeno quello che gli sto chiedendo e non  mi prende nemmeno in considerazione come se davanti avesse un asino trasporto calcinacci..
Invitandomi ad andare nello stesso sportello che pochi minuti prima mi aveva invitato ad andare in questo..
Guardi che non sono una pallina da ping pong, sto venendo da quello sportello..
Non mi prende nemmeno in considerazione..
Nella stessa stanza c’è un’altra persona, vede che sono  confuso completamente, con un punto interrogativo enorme sulla fronte,  mi spediscono da uno sportello all’altro e che chiedo un aiuto a tutte le divinità indiane.
Capta il problema, e con moltissima pazienza con utilizzo di foglietti, schemi e disegnini mi fa capire che in India ci son molti problemi, “sino a qui l’avevo intuito” e mi metto a ridere, non si possono acquistare ne riservare biglietti prima del giorno prestabilito se questa tratta non percorre almeno 200km.
Quindi devi acquistare il biglietto quando decidi di partire, in questo caso domani, ti presenti anche due ore prima, acquisti il biglietto e parti..
Scriverlo sul blog è facile, capirlo al momento forse ci sono volute due ore ;)
Ringrazio il funzionario e rientro in alloggio, e penso che la burocrazia Italiana è complicata!!
Dopo questo viaggio, dirò che è velocissima se dovessi fare un paragone..

E’ arrivato l’ora di partire, mi presento in stazione, nello sportello trovo lo stesso funzionario che mi ha dato le indicazioni, mi stampa il biglietto, grande sorriso di augurio, ok col pollice sollevato bae chin Deus..
C’è gia una notevole fila di gente, come arriva il treno noto che i primi vagoni sono strapieni e gia immagino il viaggio in piedi stile deportato..
Il treno avanza seguo una famiglia conosciuta precedentemente in stazione ed entro con loro, mi trovo un posticino in solitaria e faccio il viaggio da maraja, con zainone che mi fa da cuscino a io spaparanzato che guardo dal finestrino..
Il viaggio è lungo nonostante i 140km che dividono Chittorgarh da Bundi, ma per questo tragitto impiega piu di tre ore.
Il paesaggio che divide le due città è vario, da parti aride e desertiche a distese pianeggianti di terra coltivata, qualche accampamento di persone poverissime e diversi laghi che coprono diversi km di strada..
Intanto dopo un lungo viaggio arrivo a Bundi.

21-11-2016 BUNDI INDIA

Dopo di più di tre ore di viaggio arrivo a Bundi, è quasi buio ma mi basta per capire che la città è in totale abbandono come la maggior arte delle città visitate precedentemente in India, ormai capisco che è la caratteristica che contraddistingue l’india in tutti i suoi aspetta garbugliati.

Ma in questo completo abbandono sporcizia e casino c’è sempre qualcosa di interessante e positivo da aggiungere a quello che è il mio bagaglio culturale da nomade viaggiatore.
Trovo un alloggio molto spartano ed economico, ma la sua forza è la posizione difronte al lago, in tutta la sua tranquillità calma e silenzio totale quasi da sembrare in un paesino spero in campagna!!
Ho l’acqua calda in bagno, ho un giardino con alberi dove poter legare il mio filo per stendere, ne approfitto per lavarmi la roba e alleggerire i miei indumenti da sporcizia di ogni genere.

Preso dai lavori di pulizia conosco una coppia di spagnoli, e nello scambiarci informazioni di vario genere organizziamo un escursione per visitare la cascata “ BHIMLAT WATER FALL” Dista a un ora e mezza di tuk tuk da bundi, da buoni raschioni o forse spiantati viaggiatori, riusciamo per 600 rupie ad affittare un tuk tuk con autista e ci dirigiamo verso questa cascata, impensabile se si pensa che tutto è secco e arido, ricoperto da immensi polveroni.
Percorriamo una strada completamente distrutta dove la velocità massima percorribile non va oltre i 30 orari, i paesaggi si alternano ad immense distese di terra coltivata in tutto il suo splendore ed ordine, a differenza dei vari villaggi e piccoli paesini in perfetto stile  Indiano, con tutta la sua ormai naturale sporcizia, mondezza, disordine e tutto quello che è l’opposto delle campagne..
Alla fine sono arrivato ad una conclusione, gli piace viver in questo modo “Pig style”
Arriviamo alla cascata, si sente il boato dell’acqua, attraversiamo una base rocciosa con varie pozze d’acqua, le pietre sono scivolosissime e per arrivare al punto clou per poterla ammirar ci impieghiamo qualche minuto.
La cascata è qualcosa di straordinario, un mare d’acqua che si accascia sul lago sotto stante, il paesaggio ai fianchi e sotto la cascata è verde e ricoperto di vegetazione varia, le scimmie sono i marajà del luogo, percorriamo la gradinata sino ad arrivare ai piedi del lago, il paesaggio è stupendo, peccato che anche qui il rispetto per la natura è pari allo zero, notevole la mondezza che fa da cornice a questo scenario.
Ai piedi del lago c’è un ombra spettacolare, pietre per potersi sedere e godere in tutta tranquillità quello che la natura ci riserva se ne abbiamo rispetto.
Nel mentre tolgo dallo zaino a mia colazione un kg di banane comprato da un venditore ambulante, prendo la reflex e nel momento che sto cambiando l’obiettivo, le scimmie mi portano via le banane, maledette, la mia colazione…
Peggio sarebbe stato se si fossero portate via la reflex, la perdita sarebbe stata molto piu esosa di un kg di banane..
E’ ora di rientrare a Bundi ci aspetta un lungo e tortuoso viaggio di un ora e mezza in tuk tuk.

Nella mia guida non era presente la dritta delle cascate, è stato un bene aver conosciuto la coppia spagnola, loro vanno via a Udaipur io colgo l’occasione per visitare il forte della città e fare qualche scatto.
Il forte come spesso accade è in totale abbandono nonostante l’ingresso è a pagamento, nella parte bassa del forte si trova di tutto, dai calcinacci alle bottiglie di plastica a porte in legno sgangherate, a feci di scimmia e di topi che danno un aroma poco gradevole alle varie sale del forte.
Un po demoralizzato dal menefreghismo indiano perso siti di comune interesse, stavo per andare via senza nemmeno visitare la parte alta del forte  pensando non si discostasse tanto dalla cura riservata alla parte gia visitata.
Ma una vocina mi dice, Sali e visita anche la parte alta, tanto hai il tempo..
L’ascolto e noto che la parte alta ha un bel giardino verde e curato dove la bouganville nel suo rosa acceso da brillantezza a quelle pietre segnate dal tempo..

Il problema dei soldi persiste, quelli che avevo da cambiare li ho cambiati, ma non sono tanti e ne devo prelevare degli altri, i bancomat hanno sempre file stratosferiche e spesso finiscono i soldi prima che tutti abbiano prelevato.
Ne provo diverse, molte sono gia a corto di soldi, la maggior parte delle volte non hanno nemmeno il cartello, ma l’essere vuote senza fila fa capire che non si sono soldi..
Proseguo sotto il sole cocente ed arrivo ad uno sportello bancomat, la fila è indiscrivibile e dentro la stanza del bancomat è strapieno di gente, alla faccia della privaci, gli piace proprio stare ammassati per vedere quello che fanno gli altri.
E’ il mio turno, il prelievo massimo per giornata è di 2000 rupie meno di 30€ una miseria e che ci faccio con 30€ sino a quando non si sistemano le cose è veramente un casino…

Decido di lasciare Bundi, ormai la mia permanenza è finita, il problema dei soldi persiste, quindi decido di andare via.
Dalla Guest House baratto un tuk tuk per andare in stazione degli autobus, non ci sono autobus diretti a Pushkar, ma devo obbligatoriamente prenderne uno che faccia scalo a Ajmer e da li prenderne un altro per Pushkar.
Acquisto il biglietto e in meno di 10 minuti il mio autobus caffettiera parte, anche qui sono stato fortunato non ho dovuto attendere tanto.
L’autobus impiega circa 4-5 ore per arrivare ad Ajmer, da Ajmer trovo la coincidenza che per 16 rupie mi porta a Pushkar.
L’autobus è strapieno e la prima parte del viaggio la faccio in piedi incastrato tra la gente e i loro bagagli, sino a liberarsi un pochino e grazie a un santone trovare posto a sedere sino a destinazione.
Arriviamo a Pushkar, la stessa è famosa per la fiera dei cammelli, è una piccola Varanasi, tutto si concentra nel lago dove i devoti tutti i giorni pregano, si fanno il bagno e lasciano i loro doni, le vacche e i colombi fanno da compagnia, e le scimmie che sono numerosissime cercano di rubare qualcosa da mangiare agli ambulanti e qualcosina ai turisti piu distratti.
Nella parallela al lago, c’è di tutto, negozietti di artigianato, locali dove mangiare, bancarelle di ogni genere, ma a differenza di altre località è molto piu pulito e le persone meno invasive.
C’è anche un santuario sopra una montagna dove ammirare il tramonto e tutto quello che riguarda Puhkar.
Qui mi ritrovo con la coppia spagnola conosciuta a Bundi e con loro arrivano tre argentini.
A Pushkar non c’è tanto da fare in quanto è una piccola località, ma è tranquilla e quindi perché non passare qualche giornata ad oziare!!
Anche qui i bancomat la maggior parte sono fuori servizio, i soldi scarseggiano per via della tanta gente, molti i turisti e ovviamente anche i locali, pare che questo problema si protragga per tutto dicembre, ma avendo modo di vedere che cos’è ‘India, non sarei cosi fiducioso.
Io ho ancora una minuscola riserva ed economizzando sto andando avanti, ma il problema non è risolvibile e quindi ho pensato ad eventuali raggiri al problema.
Inizialmente l’idea era quella di uscire da Varanasi per arrivare in Nepal, passare un mese e poi tornare in India per vedere se la situazione era cambiata, ma in Nepal si aggiunge il problema clima e freddo, visto che tra dicembre e gennaio è pieno inverno e io non sono equipaggiato per l’inverno himalayano nonostante non facessi trekking ma essendo un paese di montagna la minima in questi periodi scende allo zero e sotto zero nelle località in bassa quota, e non oso immaginare in quelle di alta montagna..
Passo una giornata intera a pensare e studiare come ovviare questo grosso problema, che pare si sistemi in un mese,ma vatti a fidare..
Poi quello che meno mi fa piacere è regalare soldi alle banche tra i vari prelievi in commissioni varie, perche poi si tratta di prelevare spesso non dico tutti i giorni ma quasi, alla fine penso che spendo piu in commissione che per l’intera permanenza in questo paese..
No, non è proprio il caso..
Domani andrò via da qui, proseguirò il viaggio attraversando Jaipur, Agra e Varanasi, sicuramente andrò a Calcutta e se riuscirò nell’intento, sempre soldi permettendo visiterò la tomba di madre Teresa di Calcutta.
Da li dovrò attuare il mio piano decisivo e risolutorio.

L’idea era di andare via subito, invece decido di trattenermi un altro giorno in compagnia degli amici spagnoli e argentini.
Affittiamo degli scooter e gironzoliamo per la periferia e dintorni di Pushkar.
Non abbiamo un programma definito, ma passiamo un intera giornata attraversando campi agricoli, vari villaggi nella loro totale spensieratezza e abbandono, e diversi campi rom dove vivono i gitani del rajhastan, sino a visitare diversi templi e far rientro a Pushkar.

L’intento di risolvere il problema è sempre in prima posizione, decido di acquistare il volo Calcutta Bangkok, ma la sfortuna mi ha preso d’occhio la transazione non è andata a buon fine.
La compagnia è Indigo, ne provo un’altra la spicejet, ma anche con lei niente..
Riprovo e mi arriva la notifica che mi hanno bloccato la carta di credito perché ho superato i tre tentativi!!
Mi scende un colpo e che faccio ora senza carta di credito?!?!?!
Provo a fare un acquisto credito skype, ma la transazione non va, anche qui mi dice che la carta è stata bloccata..
Ora non ho nemmeno credito skype per chiamare al numero verde e chiedere info, poi in Italia è prestissimo ed è tutto chiuso, sono un po nella merda!!
Gli Argentini mi danno la possibilità di utilizzare il loro credito skype, ma è prestissimo e nessuno risponde, sbuffo come un toro imbestialito e aspetto che in Italia arrivino le 9:00.
Il tempo pare non passare mai, ma le continue rassicurazione degli altri mi fanno stare comunque in positivo!!
Richiamo al numero verde, mi attende un operatore, dice che la carta non è bloccata, strano, e loro si trovano solamente la transazione del credito skype che non è andata a buon fine perché dicono di aver sbagliato la data di scadenza della carta..
Mi pare stranissimo, anzi impossibile, in queste cose sono meticoloso, e mi pare veramente impossibile.
Comunque la prendo per buona e riprovo ad acquistare il mio credito skype che in moltissime occasioni mi ha salvato il culo!!
Transazione accettata, bho, penso che cosa strana!!
Meglio cosi, riprovo con l’acquisto del biglietto ma la transazione non va..
Richiamo il numero verde, mi risponde un altro operatore dice che la mia carta è bloccata, seguo la prassi per sbloccarla e via..
Anche il call center bnl mi sembra quasi di riviver la mia esperienza quotidiana indiana, ognuno dice la sua.
Mi rivengono in mente tutti i passaggi eseguiti in queste transazione e mai mi è stato chiesto di inserire il codice odp della banca, praticamente è un generatore di seriali, che bisogna inserire ad ogni transazione.
Solo li ho capito che è successo.
Praticamente windows non so come mai ha salvato il codice odp utilizzato precedentemente e non dandomi la possibilità di inserire il nuovo non faceva avanzare la transazione bloccando la carta dopo i tre tentativi.
Mi metto al lavoro, e cerco di eliminare tutti i coquie utilizzati dal sistema in navigazione, ho eliminato tutte le password salvate sul sistema, ho eliminato tutta la cronologia e siti gia visitati, ho praticamente ripulito tutto per riprovare nuovamente con l’acquisto!!
Fare tutto questo tra telefonate al call center, provare su diversi sitil’acquisto del biglietto, ripulire il sistema mi ha portato via tutta la mattina, ma ora sono fiducioso, mi rilasso un po e con piu calma riprovo!!

Cerco il volo Calcutta Bangkok, con diverse compagnie, dalla Indigo alla spicejet, alla piu blasonata airasia, alla fine la più economica è stata indigo.
Scelgo la data facendomi due conti sul tempo necessario per arivareee   a Calcuuutta, senza perdere quello che è la mia visita tra il Rajhastan e Uttar pradesh.
Avanzo con tutte le cose da inserire per l’acquisto sino ad arrivare al momento cruciale, sudando freddo inserisco i dati della carta, clicco sul pulsante invia transazione e magicamente mi esce la schermata dove inserir il codice Odp, lo inserisco, nuovamente invio, pregando in mille lingue leggo finalmente transazione riuscita!!
E vaaaaaaaaaaaaaaaaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!
Dopo tanto penare ci sono riuscito, biglietto acquistato!!
Non mi resta che proseguire col viaggio e di tanto intanto prelevare sino ad arrivare a Calcutta!!

Ora è arrivata veramente l’ora di lasciare Pushkar e proseguire per Jaipur.
Gli argentini si separano una coppia rimane a Pushkar un altro giorno, Un altro argentino prenderà l’autobus il pomeriggio destinazione Jaipur, io e gli spagnoli di buon mattino prendiamo l’autobus per Jaipur, ma da Pushkar non c’è diretto, quindi prima destinazione con un autobus sgangherato sino a Ajmer e da li un altro autobus sino a Jaipur.
Dopo 5 ore di viaggio arriviamo a Jaipur.

30-11-2016 JAIPUR INDIA

Jaipur è un enorme città, me lo fa capire il tempo impiegato per attraversarla sino ad arrivare in stazione.
Troviamo un alloggio economico e visto che è tardi mangiamo per poi dare una prima visita notturna, alla città vecchia Pink fort la città rosa, delle enormi mura dove al proprio interno c’è di tutto in totale stile indiano,  dalle officine all’aperto, ai negozi di abbigliamento, a quelli di tessuti, per non parlare dei numerosi negozietti di prodotti per erboristeria.
Il tutto è suddiviso a intervalli regolari dove si aprono diverse imponenti porte.
Ampi viali si dividono in zone perfettamente rettangolari, come dicevo ognuna è dedicata a diverse attività, in totale caos e abbandono con cornice di spazzatura ovunque.
Ovviamente transitano migliaia di tuk tuk, moto macchine vacche e chi piu ne ha piu ne metta, una vera bolgia, per attraversare una strada è un impresa ardua, e il rischio di essere piallato tipo l’asfalto appena colato in terra è ad ogni minuto!!
Organizziamo la giornata successiva noleggiando un tuk tuk, lo noleggiamo con conducente per tutta la giornata circa 9,00€
Abbiamo la possibilità di visitare le maggiori attrazioni di Jaipur e fare un po di giri per l’enorme città.
Le attrazioni principali, sono l ’amber fort, il city palace, la città rosa, l’ hawa mahal, e l’osservatorio, e un’altra struttura al centro del lago che non mi viene il nome..
Dove si possono trovare cammelli ed elefanti per brevi escursioni..
In ogni città, sono costretto a prelevare e visto che in quelle piu grandi è sempre piu complicato, faccio il mio tentativo anche qui.
Entro nella prima banca, dopo aver atteso che l’immensa file defluisse, provo con la prima carta e niente, transazione non riuscita, provo con l’altra carta idem, la mia carta non viene accettata da questo sistema..
Puo capitare, non è la prima volta!!
Provo in altre 7 banche, ovviamente tutte dalle file immense e qualcuna vuota, molte guardie assicurano che nello stesso atm c’è credito, ma io non riesco a prelevare.
esta situazione inizia a pesare, anche perche sono quasi 50giorni in India e nell’ultimo periodo è un vero casino.
Con tutte queste prove con risultati nulle, ho pensato che mi avessero bloccato nuovamente le carte..
La mia ultima banca è la city Bank, ma qu la guardia mi avvisa che non c’è credito, che verrà ripristinata domani alle 10:00.
Speranzoso vado via, e con gli spagnoli anneghiamo i disagi in fiumi di birra, veramente raro trovare un bar che venda birra.
Anche da qui è arrivata l’ora di levare le tende, ma devo risolvere il problema soldi e riprovo alla city bank il giorno seguente.
Prima di me ci sono una coppia tedesca che nel vedersi elargire le misere duemila rupie usultano, ora è il mio turno e loro aspettano che anche la mia transazione vada a buon fine (questo è lo spirito dei viaggiatori in difficoltà)
Prima carta, seguo il menu, scrivo l’importo, e vai, transazione riuscita, nel sudare freddo ho pensato a quanto ero contento quando chiedevo su mortu mortu e mi davano 500 lire, quello che ho provato nell’esultare con gli altri mi ha veramente fatto bene, e mi ha fatto ricordare queste vecchie perle di gioa.

Diciamo che pian piano le cose si sistemano, qualche soldino per proseguire il viaggio ce l’ho, il biglietto per bangkok è fatto e stampato, non mi resta che andare ad Agra per visitare il Taj Mahal.

Lascio Jaipur, come da prassi, preparo lo zaino e arrivo nella fatidica stazione, è abbastanza grande, non ci sono ne cartelli elettronici che fanno capire a chi non conosce l’Hindi quale sia l’autobus da prendere, ne qual è lo sportello dove poter acquistare il biglietto.
L’unica forma per capirlo è chiedere, gesticolando, e far capire cosa cerco!!
Ci vuole poco, acquisto il biglietto, l’autobus se cosi lo si puo chiamare sta per partire.
Sotto l’aspetto trasporti mi ritengo fortunato, spesso arrivo in stazione, compro il biglietto e l’autobus parte.
Da Jaipur ci sono ben 11 autobus che fanno la spola verso Agra, circa 5 ore di viaggio, ma a volte gli orari on vengono rispettati.
L’autobus parte, non c’è tantissima gente, ma sono consapevole che nelle fermate successive verrà invaso di gente e di bagagli.
Facciamo diverse fermate, nelle città che dividono la strada Jaipur Agra e dopo una lunga corsa arrivo ad Agra.
Ad Agra un po di caos, non riesco a capire se l’autobus si ferma in stazione, c’è chi dice si c’è chi dico no, fatto sta che non ci capisco una mazza e scendo in una fermata (bo valla a capire)
Questa fermata apparentemente pare sia abbastanza in zona periferica, scendo e subito assalito dai vari tuk tuk..
Ne prendo uno, io non parlo inglese, questo è peggio di me, gli faccio capire dove devo andare, ma spesso qui per accaparrarsi un cliente non sanno nemmeno dove andare, l’importante è comunque che il cliente sia seduto nel loro tuk tuk.
Infatti il mio istinto non sbaglia mai, attraversiamo mezza città, si ferma 20 volte per chiedere dov’è il mio alloggio, io tranquillo dietro che con la scusa ho modo di vedere quello che è questa incasinata città, non si discosta tanto dalle altre, disordine, mondezza ovunque, attività di vario genere sparse ovunque, e la maggior parte delle attività si svolgono praticamente nell’impraticabile marciapiede e sul ciglio della strada, le attività sono tante, dai gommisti e meccanici che si dividono in baracche dove fanno da mangiare, le fogne a cielo aperto invitano gli abitanti a creare dei pisciatoi abusivi, questa è la normalità qui in india, credo che le parti piu curate siano le campagne, perché non ci lavora tanta gente, mentre i centri urbani anche se piccoli ma affollatissimi sono dei veri e propri centri di casino e mondezza.
Spesso penso, come una delle sette meraviglie al mondo sia ubicata in un posto cosi distrutto.

Dopo tanto arrivo all’alloggio, è molto bello, camera super nuova, pulita con bagno e tv in camera, proprio cosa da ricchi.
In quasi due mesi che sto in India è il primo alloggio curato che ho trovato, proprietario cordiale e disponibile, ristorante nello stesso alloggio, con un patrio interno con le piante che fanno ombra al ristorante sito all’aperto dello stesso.

03-12-2016 AGRA INDIA

La mia visita ad Agra sarà breve, sono qui per visitare il Taj Mahal, quell’immenso mausoleo in marmo bianco che darà colore alla veduta grigia che offre la città di Agra.
E’ mattina, le varie guide on-line indicano che l’ora migliore per visitare il Taj Mahal è l’alba ma io di albe chiare limpide e pulite per visitare un paesaggio o un edificio di questa natura in India non ne ho mai viste.
Che Agra sia diversa?
Non mi pare, ma per non sbagliare mi alzo prestissimo come d’altronde mi capita ogni giorno, fa freddo, si la notte in questo periodo (Dicembre) le temperature scendono di brutto, e spesso mi chiedo come facciano a vivere in quelle baraccopoli, praticamente buttati in terra a contatto con la terra fredda, coperti solamente da un tendone di plastica.
Ma torniamo alla mia alba, è presto è fa freddo, guardo il cielo ed è completamente coperto da una fitta nebbia e lo smog che impregna tutte le strutture grigie ed abbandonati, in perfetto stile distrutto indiano.
Preparo la mia attrezzatura, e di primo mattino esco, prendo un tuk tuk e per 80 rupie arrivo all’ingresso del Taj Mahal.
C’è gia diversa gente che fa la fila per acquistare il biglietto, gli Indiani numerosissimi pagano 40 rupie gli stranieri 1000 circa 15€.
Il cielo è veramente grigio, non si vede nulla a distanza di pochi metri, chiedo se è possibile acquistare il biglietto di primo mattino per entrare nel pomeriggio, ma valli a capire mi dicono che non è possibile.
Non ci penso proprio a spendere 1000 rupie per vedere nebbia, lascio perdere l’ingresso mattutino, e a piedi mi faccio un giro nel quartiere, che è pieno di negozietti dove vendono artigianato, e spesso vengo preso d’assalto dai proprietari e dai loro procacciatori anche di giovanissima età (bambini)
Con dribling alla Boniek me li lascio alle spalle e sto in giro con la scusa di perdere tempo e che il cielo si apra.
(Ma no mi paret de custu pilu sa gattu)
Nel mentre intravvedo un ragazzo indiano con un po di attrezzatura fotografica a tracolla, e chiedo a che ora sia possibile visitare il Taj Mahal in tutta la sua chiarezza e splendore, lui che è li per quello mi dice non prima dell’una..
Lui è diretto  ad un parco per perdere tempo, e mi invita ad andare con lui, in modo poi di fare l’ingresso.
Non ho nulla da fare e ci dirigiamo al parco, l’ingresso è 200 rupie, praticamente il parco si affaccia nella parte posteriore del Taj Mahal che è praticamente coperto, non si vede praticamente nulla solamente una fitta nebbia bianco grigia che nell’arco della mattinata pian piano lascia intravvedere le forme insunuose del mausoleo.
Prima di entrare al Taj Mahal è cosa buona mettere giu un boccone, finalmente dopo aver lasciato il Rajhastan ed entrato in Uttar Pradesh, ho nuovamente trovato qualcosa di solido da mettere sotto i denti, il ristorante offre anche carne di capra, ma al momento non disponibile, (sempre fortunato) ma scelgo pollo, non è la stessa cosa ma almeno mangio qualcosa che conosco.

E’ arrivata l’ora di entrare, il cielo è chiaro e limpido di un azzurro fuori dal normale qui in India.
Arriviamo all’ingresso, acquisto nonostante la fila il biglietto, come gia detto 1000 rupie, con mezza bottiglietta d’acqua e le calze copri scarpe in dotazione con l’acquisto del biglietto.
All’interno non si puo portare nulla, nessuna borsa o zaino, solamente la macchina fotografica o telecamera.
Entriamo, fare fotografie è qualcosa di impossibile, c’è veramente tantissima gente, ci credo il Taj Mahal è qualcosa di straordinario è l’edificio piu bello che io abbia mai visto, puro e candido dalle proporzioni perfette.
Lo immaginavo come una bomboniera, perfetto nelle proporzioni, alla realizzazione ci lavorarono circa 20000 persone provenienti non solo dall’India, ma anche da altri paesi dell’Asia centrale.
E gli artigiani più esperti arrivarono dall’europa per rifinire le pareti di marmo e gli intarsi di pietre semipreziose.
Il Taj Mahal brilla, è pulito come se fosse nettato ogni giorno, le suole delle scarpe non possono toccare il pavimento è cosi necessario togliersi le scarpe o utilizzare le calze consegnate in dotazione col biglietto.
Lo si intravede sin dall’ingresso quando , superata la porta di notevole dimensioni  svetta nel suo sfondo.
Il Taj Mahal non è l’unica costruzione di questo grande sito, ci sono i giardini ornamentali disposti secondo il modello classico Moghul una zona quadrata percorsa da piccoli canali d’acqua.
C’è poi la mschea di arenaria rossa che rappresenta un importante luogo di aggregazione e di preghiera per la comunità mussulmana di Agra.
Ad Agra si può ammirare il forte di Agra, ma visto in giro per l’India ho avuto modo di vederne di diversi questo me lo salto proprio.
La mia permanenza in India sta per finire e da Agra decido di andare a Varanasi.
Acquisto il biglietto del treno direttamente dalla Stazione ferroviaria chiamata Agra fort, per 445 rupie, 14 sono le ore che dividono Agra da Varanasi, partenza alle 20:30.

E’ arrivata l’ora della mia partenza, caro lo zaino su un tuk tuk e in meno di dieci minuti sono in stazione, c’è tantissima gente, mi reco allo sportello per fare il chek-in e cosi assegnarmi il numero di vagone e il numero del mio posto letto.
Salto la fila, chek in fatto, vagone S-2 posto 32 numero treno 14854.
Vado all’ingresso stazione dove ci sono i monitor che assegnano il binario in base al numero del treno.
E’ ancora presto, del mio treno nemmeno l’ombra, ma sentendo la gente solitamente il treno diretto a varanasi è sul binario n°1 o il binario n°2, attendo seduto come tanti altri su una panchina, per chi ha le ginocchia e la schiena di gomma viene riservato il posto sul pavimento.
Intanto sul monitor appare finalmente il numero del mio treno, ma come al solito la fortuna non abbraccia il sottoscritto, il treno ha un ritardo di 9 ore per cui la partenza è prevista per le 5:00 del mattino, sono incredulo, non può essere, che tale sfortuna mi stia perseguitando, subito arrivano i primi procacciatori a chiedere dove sono diretto, e nel sapere che dovevo andare a Varanasi, mi confermano che il treno partirà dopo 9 ore, e allo stesso tempo sono li ad insistere se voglio passare la notte nel loro hotel..
Me li scrollo di dosso, e mi reco nell’ufficio dove precedentemente avevo fatto il check-in e li ho la palese conferma che il treno non partirà per l’orario previsto.
Ormai non mi arrabbio più, non ho ne le forze ne la voglia, e come tutti gli indiani che vivono in un paese disorganizzato in balia delle scimmie, ritorno nel mio alloggio.
La sveglia è settata alle 4:00 del mattino, cosi da essere in perfetto orario ed eventualmente per futuri disguidi ho il tempo per risolverli.
Suona la sveglia, ma ero gia sveglio, perché ho la mia sveglia biologica.
Mi preparo in un batter d’occhio!!
Fa un freddo cane, mi incammino in solitaria lungo la strada in attesa che alle 4 del mattino qualche tuk tuk appaia, nel mentre nel vedere una mina vagante con un 92lt sulle spalle si ferma un ragazzo in macchina, mi da un passaggio in stazione, è ancora sonnecchiante, ma il suo buon cuore vede in me un anima in pena e decide di portarmi gratuitamente sino all’ingresso dell’ Agra fort station.
Entro, il cartello luminoso è li che lampeggia con l’ormai indimenticabile numero del mio treno, quel numero che ormai tattuerò nel mio braccio come un deportato 14854.
Il treno ha un nuovo ritardo di 5 ore, rassegnato mi butto su una panchina all’interno della stazione con una coperta addosso, e  aspetto che arrivi.
La stazione sembra un campo d’accoglienza, tantissima è la gente che ha passato la notte qui, buttata sul pavimento con una coperta addosso, fa freddo, e le ore sono interminabili..
Il cartello elettronico informa che il 14854 arriverà alle 8:00 e partirà dal binario n°1, sono le 8:00 e arriva un treno, seguo il numero che mi porta al mio vagone S-2, è chiuso, teno di aprire ma on apre, le persone ammassate dentro il treno non si preoccupano e nemmeno si degnano di aprire la porta, nel mentre mi informo se è il treno diretto a Varanasi, ma la risposta è negativa, pare non sia lui.
Io che sono abbastanza diffidente, chiedo a piu persone e tutti confermano che non è quello diretto a Varanasi, ma io mi chiedo, allora perche il cartello elettronico non finforma che non è questo il treno??
Molti punti interrogativi appaiono nella mia testa, come se fosse una stringadel kernek linux.

Quel treno parte e con lui un sacco di persone che precedentemente erano sdraiate sul pavimento della stazione.
Torno alla mia postazione in prossimità del cartello elettronico che con il suo led luminoso da importanza solo al 14854 (mai ti torrese a biere)

Finalmente appare un treno, questa volta prima di scarpinare a vuoto per cercare il mio vagone chiedo, se è questo il treno diretto a Varanasi, conferma affermativa.. (Bae chi ja t’est costau)
Salgo sul mio vagone e in pochi minuti mi butto sul mio lettino, una tavola imbottita da un millimetro di stoffa, dove gli spifferi entrano numerosi dai finestrini, rendendo il vagone una cella frigo.
Il treno parte, le ore che dovevano dividere Agra da Varanasi dovevano essere 14, ma alla fine ne ha impiegato 19, cose da niente, ormai L’india mi ha fatto capire che gli orari sono giusto per copiare il sistema di altri paesi, qui si parte e si arriva quando lo decide una delle loro divinità!!
Sono le 5:00 del mattino, e dopo tante soste arriviamo a Varanasi.

07-12-2016 VARANASI INDIA

Finalmente a Varanasi, salgo su un taxi, il proprietario prega prima di partire, pulisce il finestrino, accende le 4 frecce nuovamente una piccola preghiera unendo le mani e poi parte, arrivo in alloggio..
Il taxista suona e nessuno apre, ritenta piu insistente e niente, ora usa le maniere forti, quasi gli butta la porta e in hindù sicuramente lo maledice, ma con le maniere decise il sonnecchiante proprietario apre.i butto in stanza un mezzo tugurio con bagno e acqua calda a sole 300 rupie a notte, circa 4,00€.
(Commo lassaemi pasare)

Passeggiando per le contorte e affollatissime viuzze di Godaulia, la parte vecchia della città sacra per gli induisti, Varanasi (Benares), tra botteghe della seta e  gioielli, venditori di spezie, the e yogurt, templi seminascosti tra le abitazioni, mucche come di rituale ovunque che lasciano le loro immense cagate, che poi gli stessi indiani raccolgono danno una forma quasi di spianata e mettono a seccare per molteplici utilizzi.
Motociclette, tuk tuk, macchine che suonano il clacson per passare facendo lo slalom tra i pedoni, di tanto in tanto si sente risuonare un mantra ripetuto in modo cadenzato, rama nama satya hai, (il nome di Ram è verità).
Nessuno si sposta, né interrompe la propria attività o compie alcun gesto, neppure quando, poco dopo, si vede passare un breve corteo di uomini, alcuni dei quali portano sulle spalle una lettiga, su cui giace un cadavere avvolto in coloratissime rilucenti sete, giallo arancio, oro e argento.
I bambini continuano a giocare e gli adulti a occuparsi dei loro affari.
I morti vengono portati per la cremazione rituale al Ghat di Manikarnika, il più antico, o a quello più nuovo di Harishchandra, entrambi siti nel Gange.
Il rito deve svolgersi secondo la tradizione induista, e occorre seguirne ogni passaggio.
Sono li poggiato su un inferriata che silenzioso e con enorme curiosità guarda il rito, non ho visto nessuno piangere nei luoghi della cremazione, e neppure nei cortei funebri.
C’è un signore a fianco a me che con poche parole di italiano e qualcuna da me ovviamente interpretata in inglese tenta di spiegarmi le funzioni della cremazione.
Avvicinandosi a Manikarnika, l’atmosfera si fa densa e oscura, pare di essere piombati in un aldilà mitologico.
Proprio sopra i luoghi di cremazione  s’incontrano venditori di legna, di sacchetti di polvere di legno, con un immensa bilancia (tipo istadera).
L’odore dei corpi bruciati e il fumo nero che si leva dalle pire fa bruciare gli occhi e tossire.
Nella mia posizione ci sono tre fuochi accesi, nella parte alta con più legna vengono cremate le persone più importanti a livello economico sociale, nella parte vicino alla riva del gange le persone più povere e lo si puo notar dal minor quantitativo di legna utilizzato, spostati da una parte invece i poveri quelli che soldi non ne hanno proprio.
Dopo che i corpi sono praticamente ridotti in cenere, ci sono le persone che proprio nelle rive del gange riempiono dei contenitori per filtrare le ceneri per cercare rimasugli delle salme, tipo orecchini e oggetti di valore, questi vengono donati per l’acquisto della legna per le persone povere.
Affacciandosi sul Ghat pare di essere stati trasportati in un tempo antichissimo, mucche e bufali camminano incuranti nella cenere e nel fango, i cani sdraiati vicino al fuoco si riscaldano.
Accanto, uomini e donne lavano i panni su pietre poste sul Gange.
Continuamente arrivano nuovi corpi addobbati e scintillanti, che stanno in attesa del loro turno di cremazione, il rumore delle imbarcazioni fanno la spola trasportando gente  e legna per le vie del gange.
Parte della legna viene posta sopra al corpo, che viene cosparso di polvere di legno e di qualche goccia di acqua del Gange.
Il figlio maschio maggiore, che è la persona deputata a condurre il rito, compie cinque giri intorno alla legna accatastata  e poi l’accende, a partire dai capelli.
La testa e il volto del defunto sono scoperti.
Quando la cremazione è terminata,  il figlio raccoglie le ceneri che poi devono essere restituite al Gange.

La sera verso le 17:00 mi dirigo per visitare la Cerimonia Ganga Aarti si celebra al tramonto in tre città sante VaranasiHaridwar e Rishikesh.
Si tratta di un rituale indù dedicato alla Dea Madre Ganga, la Dea del più sacro fiume indiano.
La cerimonia che si svolge a Varanasi è la più scenografica!
Si svolge sul Dasaswamedh Ghat  dove alcuni officianti eseguono un’elaborata puja (rituale di offerta) che ha come componente essenziale il fuoco, il tutto in un’atmosfera molto coinvolgente.
Il Ganga Aarti viene eseguito su un palco da un gruppo di giovani pandit vestiti con abiti color zafferano.
Si inizia con il soffio in una conchiglia, si prosegue con lo sventolio di bastoncini di incenso in elaborati volteggi e poi si passa a delle grandi lampade di fuoco che creano giochi di luce e forme nel cielo scuro.
Il tutto è accompagnato da canti, inni e campanelli.
Il profumo inebriante di incenso invade l’aria.
Le persone cominciano ad arrivare molto presto come me d’altronde (già alle 17:00) per poter prendere posto sulle scalinate del Ghat e avere una buona visuale della cerimonia; un alternative per prendere parte alla cerimonia può essere quella di sedersi nella barche di fronte al Ghat, potrete così avere una visione più frontale della cerimonia, oppure nelle gradinate opposte al gange!!

Anche Da Varanasi  devo andare via, la mia data per andare in Thailandia si avvicina quindi obbligatoriamente devo arrivare a Calcutta.
Questa volta sono un po più preparato, ma sicuro che anche questa volta l’India mi riserverà delle sorprese.
Ho gia acquistato il biglietto del treno per Calcutta, e la mia partenza è prevista per il mattino prestissimo, tramite il sito delle ferrovie monitorizzo gia dal giorno prima il mio treno che è in enorme ritardo causato dalla nebbia.
E’ un treno che arriva da Dheli, sia la distanza non è a favore, e la nebbia detta l’orario.
Monitorizzo spesso il ritardo del treno, facendomi perdere un intera giornata a Varanasi, ma non ho molte opzioni devo assolutamente prendere quel treno oppure il mio volo verrà perso.
Morale della favola il treno nell’arco della giornata  ha 18 ore di ritardo, è gia notte e obbligatoriamente mi porto in stazione, sono circa le 23:00, in stazione una bolgia, centinaia le persone in attesa di numerosi treni, tutti buttati in terra, quasi non si riesce a passare.
Mi avvalgo del cartellone elettronico, che ovviamente emette un orario on aggiornato, faccio una tremenda fila per chiedere informazioni, il mio treno dovrebbe arrivare in stazione verso le 3:00 del mattino, mi cade il mondo addosso, troppe sono le ore che dovrò attendere buttato in stazione, senza nessun posto a sedere se non quello del pavimento.
Le informazioni sono sempre poco dettagliate, motivo della mancata organizzazione dei trasporti indiani, diverso sarebbe stato se l’orario fosse definitivo gia dal primo ritardo segnalato sul sito, sarei rimasto in alloggio o comunque avrei impiegato il giorno diversamente, invece cosi ho perso solo tempo..
Ormai sono in stazione, aspetto, e chiedo a qualcuno se deve andare a Calcutta, la maggior parte esausti dall’attesa non mi degna di una risposta.
Nel mentre faccio la spola tra il binario 4-5 e l’ingresso dove è posto il cartello elettronico che è sempre fermo ad un orario non aggiornato, mi chiedo perché non ci sia un cartello ad ogni piattaforma, invece che stare a fare su e giu..
Anche questa è una domanda senza risposta.
Sono stremato e muoio dal freddo, i venti dell’ Himalaya si fanno sentire e io che gia di mio sono frettoloso ne sto soffrendo tantissimo.
Trovo un ragazzo che ha come destino Calcutta, controlla il ritardo del mio treno, e dice che quel treno non c’è più, ma stai scherzando?
Si guarda, bhe dico io è normale che non ci sia segnato, non è più 10 dicembre ma 11 visto che la mezza notte è gia passata..
Quindi??
Devi fare la cancellazione del tuo treno e acquistare un altro biglietto!!
Ma sei fuori, io non sto a fare nulla, prenderò il primo treno diretto a Calcutta!!
Ma non puoi fare cosi, queste sono le poche cose che riesco ovviamente a capire, nel mentre sentendo la discussione si avvicina una ragazza, che viaggia col padre e anche lei ha come destino Calcutta ma sempre con un altro treno, e anche lei ribadisce la stessa cosa.
Io invece mi punto e dico, prenderò il primo treno con destino a Calcutta che sia il mio o no!!
Anche loro si rassegnano alla mia testardaggine e dico lei che per ripicca mi siederò vicino a lei, visto che se prenderò il loro treno non ho praticamente assegnato nessun posto a dormire ne a sedere..
Sono circa le 2:00 del mattino e arriva un treno con destino Calcutta, ovviamente non è il mio, dicono che il mio arrivi dopo, ma io non mi fido, la paura di perdere il volo è enorme, quindi salgo su questo treno.
Siamo ammassati, ma pian piano tutti hanno i loro posti a dormire, io no, il padre della ragazza mi fa un posticino a sedere e tutti nel mentre si addormentano.
L’unica cosa che mi accompagna in questo tremendo viaggio è il freddo, spifferi ovunque, il rumore delle rotaie lo si sente a cicli continui,io tremo e batto i denti, non riesco più a stare seduto stendo un tessuto che avevo precedentemente comprato per gli spostamenti in treno, mi sdraio nel pavimento zozzo e provo a dormire, ma il freddo non mi lascia vita facile, questo non sembra un viaggio ma una missione di sopravivenza.
Passa la notte e la mattina presto vengo svegliato dai piu mattutini, ma la verità io non ho dormito niente il piu mattutino sono io.
La ragazza che avevo praticamente seguito dalla stazione, ne ha pena nel vedermi mi cede il suo posto e mi fa addormentare un po, io sono stremato ho freddo e ho anche la febbre, rimango sdraiato dolorante sino ad arrivare a Calcutta.
A Calcutta salto su un taxi pre-paid e arrivo in alloggio che degli argentini mi avevano consigliato.
E’ pieno, quindi senza nemmeno le forze di prendere lo zaino ne cerco uno nelle vicinanze, trovo un cesso senza nemmeno acqua calda, ma sto male e mi fermo con l’idea che lo cambierò quando starò un po meglio.

11-12-2016 CALCUTTA INDIA

Calcutta doveva essere uno spasso nella città di Madre Teresa, invece è stato un viaggio infernale, 22 ore di ritardo, quel maledetto treno e poi non era nemmeno il mio, chissà a che ora è arrivato.
Oltre la febbre ci si aggiunge anche la diarrea, praticamente una nottata di inferno.
La mattina stremato cerco un alloggio nelle vicinanze, il mio senza acqua calda non va bene, lavarsi con l’acqua gelida non è la miglior cosa, il soffitto cade a pezzi e se erroneamente accendo il ventilatore credo che metà dei calcinacci mi cadano sopra.
Che tugurio!!
e trovo uno nelle vicinanze non è perfetto ma ho l’acqua bollente, passo praticamente la mattinata facendo la spola tra il cesso e il letto, che culo!!

A calcutta conosco diversi Italiani li per volontariato presso le numerose strutture di Madre Teresa, gli argomenti principali sono il volontariato, che mi destano tanto interesse.
Decido di vedere la casa di Madre Teresa e la sua tomba assistendo ad una messa, nel poco tempo a disposizione vado a vedere il Victoria Memorial molto bello e curato.
Infine non conosco tanto di questa città, ma poco che capire che rispetto alle altre città dell’india ha qualcosa di diverso.
Forse l’afflusso di Europei fa si che la città viva quasi nei tempi nostri, dove anche gli indiani escono con le donne e si cambiano sguardi amorosi, prendendosi per mano e baciandosi nei parchi.
Sembra di vivere in un altro mondo questa non è l’India che ho visto nei miei due mesi di permanenza!!
Bene la mia permanenza a Calcutta è finita, Bangkok arrivo.
Arrivo in aeroporto con estremo anticipo, trovo un aeroporto non grande ma ben tenuto e facilmente intuibile, trovo la mia compagnia eseguo il check-in e via si parte..
I miei due mesi in India sono ormai finiti!!
Ora inizierò una nuova avventura nella terra del sorriso sperando che qualche sorriso lo si scambi veramente.

This entry was posted in Viaggi. Bookmark the permalink.

Comments are closed.